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Zimbabwe, leader opposizione: Mugabe nega sconfitta

Il presidente Robert Mugabe "vuole rimanere al potere" in Zimbabwe, negando la "vittoria della democrazia sulla dittatura" e organizzando il voto di ballottaggio per le Presidenziali, pur non conoscendo ancora i risultati ufficiali del primo turno del 29 marzo scorso. "La democrazia è orfana in Zimbabwe – denuncia oggi sul quotidiano britannico Guardian il leader dell’opposizione, Morgan Tsvangirai – a partire dalla scellerata dichiarazione di indipendenza del 1965, fatta dal governo bianco di Ian Smith in quello che allora era la Rhodesia, l’urlo della democrazia è stato ignorato".

Tsvangirai accusa Mugabe di aver iniziato ad ammassare le truppe governative, di aver bloccato il procedimento giudiziario presentato dal suo partito, Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), per conoscere in tempi rapidi i risultati delle elezioni, e di aver avviato una serie di iniziative a carattere intimidatorio per negare quanto emerso dalle urne. "Noi possiamo garantire che lo Zanu-Pf e Mugabe sono crollati davanti alla democrazia del popolo dello Zimbabwe – scrive Tsvangirai – un discutibile voto di ballottaggio è una vergogna. Il nostro Paese è sull’orlo del precipizio".
Il leader dell’opposizione chiede quindi il sostegno della comunità internazionale. "Questo è il momento di un intervento forte – dice – invitiamo il Fondo monetario internazionale, nel suo incontro previsto questa settimana, a sospendere gli aiuti da un miliardo di sterline (oltre 1,2 miliardi di euro) per lo Zimbabwe, se lo sconfitto ex Presidente non accetta i risultati elettorali e non cede le redini del potere. Questo è anche il momento per una diplomazia di polso. Le principali potenze coinvolte, Sudafrica, Stati Uniti e Regno Unito, devono intervenire per rimuovere la ferrea presa del regno suicida di Mugabe e obbligare lui e i suoi servi a ritirarsi".
Il leader dell’opposizione ribadisce di aver offerto garanzie al Presidente, assicurandogli l’immunità da procedimenti giudiziari per crimini commessi in passato, sottolineando l’urgenza di intervenire per far fronte alla crisi socio-economica in cui versa il Paese. "La nostra agenda prevede di ripristinare lo stato di diritto e il buon governo – precisa Tsvangirai – di affrontare i nostri enormi problemi nel settore sanitario, tra cui la pandemia di Hiv-Aids; di ricostruire il nostro sistema scolastico, una volta all’avanguardia; di favorire la ripresa economica delle nostre ricche proprietà terriere; di far fronte all’inflazione galoppante e alla disoccupazione che oggi supera il 70%; di incoraggiare gli investimenti stranieri e la spesa nelle opere pubbliche; di depoliticizzare i nostri servizi di sicurezza; di contrastare corruzione e profitti illeciti. Ogni giorno negato al nuovo governo, questi problemi si aggravano".
Il leader dell’opposizione dello Zimbabwea, Morgan Tsvangirai, è in Sudafrica dove terrà incontri privati in cui discuterà la situazione di impasse creatasi nel suo Paese dopo le elezioni il cui risultato definitivo non è ancora stato annunciato. Lo rendono noto fonti del Movimento per il cambiamento democratico (MDC) partito di Tsvangirai.
«Sì, è in Sudafrica. È partito ieri sera» ha detto il segretario generale dell’Mdc, Tendai Biti, senza però rivelare chi Tsvangirai incontrerà e quale aspetto della vicenda ha intenzione di affrontare nei colloqui.
Il leader dell’opposizione aveva chiesto l’intervento di Sudafrica, Gran Bretagna e Stati Uniti per porre fine al regimne, lungo 28 anni, del presidente Robert Mugabe. Il presidente sudafricano, Thabo Mbeki, ha affermato durante il weekend che a suo avviso la situazione è ancora «gestibile» e che non è ancora il momento per un intervento della comunità internazionale.
Mugabe intanto ha invitato la popolazione nera del Paese a impegnarsi nella difesa delle proprietà terriere confiscate ai bianchi. Stando a quanto scrive oggi il quotidiano filogovernativo Herald, Mugabe ha dichiarato che i neri non possono permettersi di "indietreggiare nella lotta per la terra" per cui "migliaia di persone hanno perso la vita durante la guerra di indipendenza degli anni settanta".
Il quotidiano riferisce quindi delle minacce rivolte da diversi ex proprietari terrieri bianchi ai neri entrati in possesso delle loro terre, mentre ieri la Commercial Farmers’ Union ha denunciato le intimidazioni subite dagli agricoltori bianchi da parte dei veterani di guerra. Nel 2000, anno in cui Mugabe lanciò la riforma agraria, erano oltre 4.000 i proprietari terrieri bianchi, mentre oggi se ne contano 300.
"La terra deve rimanere nelle nostre mani – ha detto Mugabe nel corso della cerimonia funebre per lo zio della moglie – la terrà è nostra, non si può permettere che torni nelle mani dei bianchi". Un portavoce del partito di governo Zanu-PF, Patrick Chinamasa, ha accusato il principale partito di opposizione, Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) di aver "sguinzagliato gli ex proprietari terrieri bianchi nelle fattorie occupate dai nuovi agricoltori per revocare il programma di riforma agraria". Da parte sua, il Presidente della Commercial Farmers’ Union, Hendrick Olivier, ha denunciato alla Bbc l’azione condotta da veterani di guerra in otto proprietà della provincia meridionale di Masvingo. La televisione di stato ha riferito di almeno una proprietà confiscata.