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Darfur, per i cinesi va bene così

Pecunia non olet. La stampa cinese pubblica oggi con grande rilievo la notizia della visita in Sudan dell’ inviato speciale di Pechino per la crisi di Darfur, Liu Guijin. La Cina, affamata di energia e materie prime, è il principale esportatore di petrolio sudanese (oltre il 60% della produzione nazionale). Ed è accusata da diverse organizzazione umanitarie di non usare la propria influenza sul Governo di Omar Bashir per porre fine alle violenze contro le minoranze etniche del Darfur che hanno causato la morte di oltre 200mila persone.

Un rapporto appena pubblicato dall’Ocha, agenzia umanitaria dell’Onu, parla di situazione disperata, di oltre 50mila persone perseguitate nell’ultimo ciclo di violenze attuate dai miliziani islamici nel Darfur.
Due settimane fa il regista americano Steven Spielberg si è dimesso da consulente artistico per le Olimpiadi di agosto a causa delle vicende di Darfur. L’ attrice Mia Farrow ha lanciato la proposta di boicottare i Giochi di Pechino, che ha definito «le Olimpiadi del genocidio». «La riluttanza dei principali gruppi ribelli di Darfur di tornare al tavolo delle trattative ha avuto come conseguenza lo spiacevole ritardo del processo politico in Darfur che si è verificato nei mesi scorsi», ha detto Liu appena arrivato in Sudan.
In precedenza, durante una sosta a Londra, l’ inviato cinese aveva sostenuto che a motivare il suo viaggio non sono state le polemiche dimissioni di Spielberg, ma «l’ impegno della Cina per arrivare alla pace».

  • paolo72 |

    i nuovi cinesi guardano solo ai soldi senza troppi problemi di etica

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