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In Kenya 15 morti nonostante l’intesa politica

Hanno fatto almeno 15 morti le nuove violenze scoppiate nella provincia della Rift Valley, la zona del Kenya maggiormente interessata dagli scontri scoppiati all’indomani della contestata elezione presidenziale del 27 dicembre e che avevano già provocato la morte di oltre mille persone.

Non si conosce esattamente la dinamica degli incidenti, i primi da quando il presidente in carica Mwai Kibaki ed il leader dell’opposizione Raila Odinga hanno accettato un accordo per dar vita ad un governo di coalizione. Gli scontri sono scoppiati nella zona del monte Elgon, da tempo teatro di scontri etnici solitamente incentrati sul possesso della terra o sul bestiame.
Odinga ha condannato le violenze: «Si tratta di un episodio totalmente deprecabile. Dobbiamo garantire che questo tipo di avvenimenti cessino prima possibile». Il mediatore degli accordi di pace, l’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan, ha lasciato il Kenya domenica, lasciando la gestione delle trattative sulle questioni di più lunga durata nelle mani del diplomatico nigeriano Oluyemi Adeniji.