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Ruanda, accordo per la detenzione dei responsabili del genocidio

Il Ruanda e il Tribunale penale internazionale (Ictr) creato per giudicare i crimini di genocidio hanno firmato oggi un accordo sul trasferimento in Ruanda, per scontarvi la pena, dei condannati dalla Corte, che ha sede ad Arusha, in Tanzania.

Nel 1997 l’Ictr ha cominciato i processi a carico degli artefici del genocidio di circa 800 mila Tutsi e Hutu moderati nel Paese africano. La risoluzione con cui il Consiglio di sicurezza dell’Onu istituì il Tribunale, indica il Ruanda quale sede principale dove scontare le pene, ma finora nessuno dei 27 condannati è stato trasferito a Kigali.
«Questo accordo – ha dichiarato il cancelliere del Tribunale Adama Dieng – appare come l’ultimo tassello che completa il quadro legale che definisce il Ruanda come uno dei Paesi da ritenersi adatti per far osservare le sentenze inflitte dall’Ictr».
Tuttavia, ha aggiunto Dieng – la decisione finale su quali condannati trasferire in Ruanda spetta ai giudici della Corte.
Il Ruanda ha completato un centro di detenzione per i condannati, che il Tribunale ha stabilito rispetta i criteri internazionali.
«In linea di principio – ha affermato il ministro degli Esteri ruandese Charles Murigande – tutti coloro che sono detenuti ad Arusha dovrebbero scontare la loro pena qui, e ora che abbiamo concluso questo accordo siamo pronti a riceverli».
I detenuti hanno invece criticato l’accordo, affermando di temere maltrattamenti da parte delle autorità di Kigali.
Altri sei Paesi – Italia, Francia, Swaziland, Svezia, Benin e Mali – hanno raggiunto analoghi accordi con l’Ictr. Un giornalista italo-belga, Georges Omar Ruggiu, condannato a 12 anni per istigazione al genocidio e crimini contro l’umanità è stato trasferito la settimana scorsa in Italia, dove sconterà quanto gli resta della sua pena.