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Zimbabwe al voto. Mugabe, 84 anni, si ricandida per la sesta volta

Elezioni presidenziali il 29 marzo nello Zimbabwe. A 84 anni, il presidente Robert Mugabe si candida per il suo sesto mandato alla guida del Paese. L’opposizione lo accusa di aver rovinato il Paese, che oggi registra un’inflazione di oltre il 100.000%, una disoccupazione all’80% e mancanza di beni essenziali. Un Paese ricco di materie prime che potrebbe essere vivere di rendita ed è invece devastato dall’Aids e dall’oppressione politica…

L’ex ministro delle Finanze Simba Makoni, candidato dell’opposizione, non intende adottare alcun provvedimento punitivo verso Mugabe, in caso di vittoria alle prossime elezioni presidenziali dello Zimbabwe del 29 marzo. "Noi non sosteniamo una logica punitiva o di vittimizzazione. Vogliamo unità. E il presidente Mugabe occupa un posto molto speciale nella nostra storia", ha dichiarato Makoni in un’intervista concessa alla France presse.
Simba Makoni, 57 anni, si è candidato alle presidenziali, conquistando il sostegno di personalità di primo piano del partito di governo Zanu-Pf.
Mugabe ha definito i suoi sfidanti, Makoni e il leader dell’opposizione Morgan Tsvangirai, "streghe" e "ciarlatani". Oggi, il quotidiano governativo Herald ha affermato che la campagna di Makoni viene finanziata dall’azienda britannica Citigroup e dalla società sudafricana Breweries-Miller, sottolineando quindi che "questa candidatura rientra nell’agenda occidentale di cambio di regime". Immediata la risposta di Makoni: "Non sono la pedina di nessuno".
Nell’intervista all’Afp, Makoni ha ricordato che Mugabe "ha condotto il nostro paese all’indipendenza nel 1980 con il vicepresidente Joshua Nkomo". "Ha guidato il nostro popolo con onore per i quindici anni successivi – ha aggiunto – noi riconosciamo questo ai nostri vecchi. Accorderemo loro il rispetto dovuto, come da tradizione africana e secondo le norme africane. Sotto il nostro governo ‘mavambo-kusile’ (governo ‘della nuova alba’), avranno gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini". Mugabe, al potere dal 1980, è accusato dall’Occidente di gravi violazioni dei diritti dell’uomo. "Non ci preoccuperemo delle inquietudini dell’Occidente – ha replicato Makoni – terremo in considerazione solo le preoccupazioni dello Zimbabwe. Vogliamo una riconciliazione nazionale".
Makoni, espulso dal partito di governo Unione nazionale africana dello Zimbabwe-Fronte patriottico (Zanu-PF), si presenta come indipendente e si dice certo di poter vincere con "almeno il 72% dei voti", anche nelle zone rurali dove è più forte il sostegno a Mugabe. "Gli zimbabwiani delle campagne soffrono di più di quelli in città".
Alla luce delle condizioni economiche in cui versa il paese, l’ex ministro delle Finanze ed ex Segretario generale della Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc) sottolinea come sia impossibile fare miracoli da soli. "Il piccolo Simba Makoni non può ottenere un capovolgimento dell’economia", ma può "aiutare gli zimbabwiani a favorire questo cambiamento delle condizioni economiche. Il nostro slogan è: ‘rimettiamo lo Zimbabwe al lavoro’". Per risolvere i problemi economici, Makoni annuncia che intende favorire rapporti più stretti con i paesi partner dello Zimbabwe: "Sarà una delle nostre priorità discutere con i nostri vicini e con i nostri amici nel mondo. Non siamo isolati, apparteniamo alla Sadc, al continente africano e alla Comunità mondiale".

  • Riccardo |

    Nel gennaio 2002 ho discusso la mia tesi di laurea trattando del primo decennio di governo di Mugabe (1980-1990). Dalla ricerca sono emersi dei lati deprecabili in materia di diritti umani (campagne militari anti ndebele nel Matabeleland su tutti), ma sostanzialmente lo Zimbabwe costituiva un’isola felice nel contesto africano degli anni ottanta devastato da fame e instabilità politica. Oggi tutto questo sembra incredibile. Attendo con fiducia l’esito elettorale di fine marzo sperando in una svolta.
    A margine faccio i complimenti per questa interessante iniziativa del forum

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