Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Zambia, 500 minatori licenziati per protesta contro sfruttamento cinese

Circa 500 minatori zambiani sono stati licenziati dopo avere dato vita ad una violenta protesta il loro datore di lavoro cinese, che accusavano di sfruttarli. Lo scrive la Bbc online riproponendo il tema della crescente presenza economica del gigante cinese nei centri minerari africani più importanti e dei problemi che tale presenza suscita.

I licenziati – accusati di avere lanciato pietre contro i cinesi e di aver dato fuoco ad alcuni edifici – hanno tre giorni per rifare domanda per essere riassunti, mentre sette sindacalisti sono stati arrestati. Il manager cinese della miniera di rame di Chambishi nel nord dello Zambia è stato portato in ospedale dopo l’assalto subito.
La Cina è diventata il maggiore investitore nel settore del rame in Zambia, ma i lavoratori si lamentano per i salari bassi e le pessime condizioni di lavoro.
Tutti quelli che hanno partecipato alla protesta «sono stati licenziati con effetto immediato», ha dichiarato il portavoce della compagnia George Jambwa.
Albert Mando, il segretario generale dell’Unione Nazionale dei minatori associati (Numaw), ha definito inaccettabili i licenziamenti, aggiungendo che il sindacato non può negoziare quando ci sono suoi membri in carcere.
La protesta era stata scatenata dalle voci secondo cui i manager cinesi stavano andando in vacanza senza avere preso in considerazione le richieste di aumenti salariali e di miglioramento delle condizioni di lavoro presentate dagli operai.
La fonderia di Chambishi, che è in costruzione, fa parte di un complesso investimento multimilionario cinese. Ma esso, come altri casi analoghi ha generato malcontento tra la gente, perché non ha portato la sperata prosperità.