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Tornano a casa i 103 bambini del Ciad

Si conclude con un lieto fine la brutta esperienza in cui sono incorsi 103 bambini del Ciad: i bambini, che l’ong francese Arche de Zoè ha tentato di trasferire illegalmente in Francia il 25 ottobre scorso, faranno ritorno a casa, come ha annunciato il ministro degli Affari sociali ciadiano.

Dopo l’arresto dei membri dell’ong ad Abechè, nell’est del Ciad, colti in flagrante, i 103 bambini sono rimasti in un orfanotrofio di Ginevra affittato dall’Unicef. Tra i bambini si contano 21 femmine e 82 maschi, di età compresa tra un anno e 10 anni; cinque di loro sarebbero sudanesi, tutti gli altri del Ciad, secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite per la tutela dell’infanzia.
L’Unicef, che si felicita "per il ricongiungimento nel più breve tempo possibile", ha rivelato che i bambini provengono soprattutto dai dipartimenti di Wadi Fira e Assoungha, nell’est del Ciad, nei pressi del confine con il Sudan. "Ciò che conta per noi – ha commentato la portavoce dell’Unicef Veronique Taveau all’Afp – è che i bambini ritrovino le loro famiglie".
I cinque bimbi sudanesi, per i quali proseguono le verifiche per appurare la loro identità, sarebbero originari di un villaggio sudanese nei pressi del confine ciadiano. Alcune squadre dell’Unicef inviate sul posto hanno controllato la validità delle informazioni raccolte tra i bambini.
Per gli otto francesi dell’Arche de Zoè la vicenda è finita meno bene: sono stati condannati il 26 dicembre 2007 a N’Djamena a otto anni di lavori forzati e poi trasferiti in Francia, dove la loro pena è stata trasformata, il 28 gennaio, in otto anni di reclusione, mentre i loro avvocati hanno formulato alla presidenza francese la richiesta di grazia.