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Darfur, Onu accusa Sudan per stupri e saccheggi

L’esercito sudanese respinge le accuse mosse dall’Alto Commissario Onu per i diritti umani in un rapporto diffuso giovedì scorso, in cui i militari di Khartoum vengono ritenuti responsabili di saccheggi e stupri durante la recente offensiva di Khartoum nella regione occidentale del Darfur.

Azioni che "violano il diritto internazionale, non rispettando la distinzione tra soggetti civili e obiettivi militari", ha affermato l’Onu.
Un portavoce dell’esercito di Khartoum, generale Osman Mohamed al Aghbash, ha dichiarato oggi che le forze armate stavano semplicemente facendo il proprio lavoro, proteggendo i civili della regione e costringendo i ribelli alla fuga. "L’esercito darà la caccia ai gruppi dei ribelli e ai banditi in tutto il Paese", ha detto il generale all’agenzia di stampa nazionale Suna. Al Aghbash si è quindi detto convinto che il rapporto rientra nella campagna avviata a livello internazionale per "infangare l’immagine del Sudan".
Nel suo rapporto, l’Onu afferma che lo scorso 8 febbraio, le autorità sudanesi hanno lanciato un attacco aereo contro le località di Sirba, Sileia e Abu Suruj, uccidendo almeno 115 persone e costringendone altre 30.000 alla fuga. "L’entità della distruzione di proprietà civili, tra cui oggetti indispensabili per la sopravvivenza della popolazione civile, indica che i danni erano parte integrante e deliberata di una strategia militare", si legge nel rapporto.
Le località di Abu Suruj e Sileia sono state date alle fiamme dopo l’intervento dei miliziani arabi a sostegno delle truppe governative. Alcuni abitanti sono stati bruciati vivi nelle loro abitazioni, tra cui una donna cieca di 75 anni e una ragazza disabile. Alcuni testimoni hanno riferito al personale Onu di stupri e altri abusi sessuali commessi durante e dopo gli attacchi. Nel rapporto, si afferma che ci sono "forti indizi" sulla responsabilità di membri delle Forze armate sudanesi (Saf) nei casi di stupro di donne e ragazze denunciati nella città di Sirba, 50 chilometri a nord della capitale regionale Geneina.
Il conflitto in Darfur è scoppiato nel febbraio 2003, quando le tribù africane dei Fur, Zaghalit e Masalit imbracciarono le armi contro il governo arabo di Khartoum per rivendicare una maggiore partecipazione all’amministrazione del Paese e una più equa distribuzione della ricchezza nazionale, da investire nella regione, afflitta da sottosviluppo e dall’avanzare della desertificazione. Khartoum rispose con bombardamenti aerei e inviando i miliziani arabi noti con il nome di janjeweed (diavoli a cavallo, ndr), ritenuti responsabili delle peggiori atrocità commesse dall’inizio del conflitto. Da allora si sono avuti almeno 200.000 morti e 2,5 milioni profughi.