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Comore, 300 soldati dell’Ua contro i secessionisti

Due navi con a bordo 300 soldati dell’esercito federale e di paesi amici dell’Unione Africana (Ua) sono in rotta verso Anjouan, nell’arcipelago delle Comore. Altre stanno per salpare. Il loro compito: arginare i secessionisti che hanno preso il potere. Si spera nella resa del nemico, ma si proclama di essere pronti a colpire duro se necessario.

Nel pomeriggio un elicottero ha lanciato volantini su Mutsamudu, la capitale dell’isola. Il messaggio non lascia dubbi: l’esercito federale avverte «tutti gli abitanti di Anjouan che i soldati arriveranno sul posto nelle prossime ore o al massimo nei prossimi giorni (…) Si consiglia a tutti di non allontanarsi dal loro domicilio, agli studenti di non andare a scuola, ai venditori ambulanti di restare dove risiedono, ai pescatori di non uscire in mare, agli agricoltori di non andare nei campi».
La risposta dei secessionisti è stata apparentemente molto ferma. Il ministro della cooperazione, uno dei principali sostenitori del capo dell’isola, il colonnello Mohamed Bacar, ha fatto sapere che gli uomini armati a disposizione dei secessionisti sono pronti a difendersi: «Attueremo la strategia di chi è più debole. Se hanno deciso di ucciderci non abbiamo paura». E ha suscitato lo spauracchio del «bagno di sangue» la cui responsabilità ricadrà tutta sugli assalitori.
La gente per ora non sembra troppo preoccupata dal quadro bellico che entrambe le parti cercano di accreditare.
Soprattutto, secondo alcune testimonianze, ha accolto con piacere la notizia che finalmente il governo centrale si è deciso e che l’incertezza degli ultimi tempi in un modo o nell’altro sta per finire.
Ad apprestarsi a sbarcare a Anjouan sono circa 1.400 uomini, in piccola parte dell’esercito federale e perlopiù truppe tanzaniane e sudanesi che hanno il placet dell’Unione Africana e anche della Francia (che ha prestato un sostanziale aiuto logistico). I secessionisti sono al massimo 300. Da questa sproporzione molti ricavano la speranza che la faccenda possa concludersi senza che si debba sparare un colpo.
Nei volantini lanciati sull’isola oggi ci si rivolge proprio ai gendarmi agli ordini del colonnello Bacar. «Sappiamo che molti di voi vogliono disertare. Vi daremo istruzioni su dove riunirvi per mettervi dalla nostra parte». E poi ai cittadini dell’isola un avvertimento: «non nascondete i gendarmi in fuga».
La secessione di Anjouan è diventata ufficiale nel 2007 quando Bacar ha organizzato elezioni – che lo hanno confermato presidente – definite dal potere federale e dalla stessa Ua un colpo di stato.
Le Comore hanno sempre avuto seri problemi a mantenere la stabilità politica: venti colpi di stato tra abortiti e fortunati in trent’anni, alcuni dei quali organizzati dal pi— celebre mercenario del mondo, il francese Bob Denard. Lo stesso dicasi per le spinte secessioniste, data anche la particolarità geografica del paese, un arcipelago estremamente disperso nell’oceano Indiano con popolazione araba, bantu e polinesiana.
Poco dopo l’indipendenza nel 1975 aveva fatto secessione Mayotte, che aveva scelto di restare parte della Francia. Poi più volte Anjouan aveva tentato di staccarsi dalla federazione.
(ANSA-AFP).