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Comore: ripreso controllo, ribelli sconfitti

Le forze federali appoggiate da circa 1.300 soldati dell’Unione africana (Ua) hanno accerchiato l’ultima sacca di resistenza fedele al presidente contestato di Anjouan Mohamed Bacar. Lo riferisce l’agenzia missionaria Misna citando il sito web della presidenza dell’Unione delle Comore, nei quali si precisa che gli scontri sono ancora in corso a nord della capitale Mutsamudu, sulla strada che porta all’aeroporto.

Fonti giornalistiche internazionali presenti ad Anjouan confermano gli scontri e parlano di un «folto gruppo di truppe fedeli a Bacar». Al momento non è disponibile nessun bilancio degli scontri. Il portavoce delle forze della coalizione – così vengono chiamate le truppe congiunte governo UA – ha annunciato poco fa che Bacar, assente dal palazzo presidenziale, sarebbe stato localizzato, senza fornire però ulteriori dettagli.
Fonti vicine allo stato maggiore dell’esercito comoriano hanno anche confermato i primi arresti tra le file dei sostenitori di Bacar: tra loro spicca il nome di Abdallah Bacar Combo, ministro della Giustizia del governo di Anjouan. Ieri, il presidente federale, Ahmed Abdallah Mohamed Sambi, aveva garantito l’amnistia agli elementi di Bacar che si fossero arresi.
Sembra quindi finita la ribellione di Anjouan, l’isola che un anno fa aveva annunciato la secessione dalle Comore. Dopo che l’esercito regolare ha avuto il via libera a sbarcare sull’isola con il sostegno di 1.500 uomini dell’Unione africana, il leader ribelle Mohamed Bacar ha organizzato la resistenza con alcune centinaia di agenti di polizia.
Ma testimoni hanno riferito che l’ingresso nella capitale Mutsamudu è stato salutato con entusiasmo dalla popolazione e senza alcuna resistenza da parte delle forze fedeli a Bacar.
All’alba lo sbarco di truppe regolari, della Tanzania e del Sudan su Anjouan era stato accolto dal fuoco dei mortai e delle mitragliatrici, ma secondo la Bbc in poco tempo i militari hanno conquistato la seconda città dell’isola, Domoni, e l’aeroporto di Ouani.
Mohamed Bacar, addestrato in Francia, era andato al potere lo scorso anno attraverso elezioni ritenute illegittime. Anche lui è scomparso all’arrivo dell’esercito regolare e dei 1.350 soldati dell’Ua, impegnati a ribaltare l’immagine di inefficienza fornita di recente in Somalia e nel Darfur.