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Zimbabwe al voto, Mugabe all’opposizione: bugiardi

Lo Zimbabwe era il granaio dell’ Africa, oltre che grande produttore ed esportatore di tabacco, tra i migliori al mondo. Ora l’inflazione del Paese, secondo dati ufficiali, vola ben al di sopra del 100.000 per cento…

… e l’ottanta per cento dei cittadini sono disoccupati e dipendono dall’aiuto internazionale per sopravvivere, ricevere. Le scuole sono di fatto un ricordo, gli ospedali se sono aperti mancano di medicine, le malattie falcidiano impietose.
Questo il quadro attuale, una disastro iniziato con molta evidenza una quindicina di anni fa, ed accentuatosi in maniera geometrica dal 2000 in poi, quando le fattorie dei bianchi furono espropriate tra le violenze. Una ridistribuzione delle terre era più che necessaria (poche migliaia di persone ne detenevano la stragrande maggioranza), ma così come l’impresa fu compiuta (miniparcellizzazioni scriteriate e a persone che nulla sapevano di agricoltura), il risultato è stato che tutto quanto era riccamente coltivato è ormai improduttivo, morto. E con esso l’economia del Paese.
In questa situazione sabato ci saranno le elezioni generali: presidenziali, politiche e per il rinnovo di molte circoscrizioni locali. Candidato alla leadership, ancora una volta, per la sesta (la Costituzione lo impediva formalmente, ma non è stato certo un problema cambiarla ‘ad personam’) Robert Mugabe, 84 anni, padre padrone indiscusso del Paese dall’indipendenza dalla Gran Bretagna, 1980. È stato lo stratega del collasso del Paese, che egli però afferma essere colpa di una congiura dei bianchi, in particolare di Londra.
Controlla tutto, ed in maniera inflessibile, reprimendo con estrema durezza e senza esitazioni l’opposizione: sia quella pubblica, politica, di fatto annichilita; che quella, più preoccupante, che viene dal popolo che non ce la fa più, arrivando a mangiare gli animali selvatici dei Game Park.
E Mugabe, a parere quasi unanime dei commentatori, si appresta ad una nuova vittoria. In un modo o nell’altro i risultati finiranno col dargli ragione, almeno ufficialmente: come avvenne nel 2002, quando a parere degli osservatori le elezioni le aveva perse. Ma fu dichiarato vincitore, ed andò avanti come un treno in corsa impazzito verso il baratro.
Oltre al candidato storico dell’opposizione Morgan Tasvargirai, vecchio leader sindacale, tante battaglie, tante botte, tanta prigione, ma che non è riuscito a mettere insieme davvero i gruppi anti Mugabe, c’è una novità di rilievo, un nuovo oppositore ufficiale che esce dalla storica maggioranza di Mugabe, e del suo Zanu-Pf (Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe-Fronte Patriottico), che domina il Parlamento, e che per la prima volta appare avviarsi a disgregazione. Si tratta di Simba Makoni, più volte ministro, ed anche responsabile delle Finanze. Quando, all’ inizio di febbraio, ha annunciato la sua candidatura era ancora membro autorevole della direzione del partito, da cui è stato immediatamente espulso ed affettuosamente definito da Mugabe «puttana politica», «ciarlatano», ovviamente al soldo degli inglesi.
Ma sono non poche le voci che dall’interno dello Zanu-Pf che stanno prendendo le distanze -magari con prudenza- dal padre-padrone del Paese. Segno di un cambiamento che avanza.
Probabilmente però non abbastanza veloce da consentire una vittoria accertabile per l’opposizione, mentre per non prendere rischi Mugabe ha respinto la presenza di osservatori internazionali di Ue ed Usa (che avevano definito fraudolento e truccato il voto del 2002) e ne accetterà solo da paesi amici quali Cina, Iran e Russia, oltre che l’Unione Africana che ancora non riesce a prendere le distanze (come del resto il Sudafrica) dal ‘padre padrone’ dello Zimbabwe

L’ex ministro delle Finanze, Simba Makoni, ritiene che ci vorranno 10 anni per rilanciare la disastrata economia dello Zimbabwe. "Dobbiamo affrontare le crisi che oggi affliggono il Paese, la crisi alimentare, la crisi dell’acqua e dei servizi sanitari, la crisi energetica – ha precisato Makoni in un’intervista alle agenzie di stampa – è importatnte gestire subito queste crisi nei primi giorni del nostro governo". Un tempo granaio della regione, oggi lo Zimbabwe deve fare i conti con la mancanza di beni essenziali, come olio e pane. Il risanamento del paese richiederà anni, ha ammonito l’ex ministro: "Non si tratta di una questione da affrontare nei primi sei mesi di governo dopo il 29 marzo e neanche in cinque anni. Ci possono volere dai 10 ai 15 anni".
Per Makoni è essenziale rilanciare subito un processo di riconciliazione nel Paese, "per sconfiggere la paura che pervade la nostra vita quotidiana e ristabilire rapporti di fiducia". In una precendente intervista alla France presse, l’ex ministro aveva ammesso che "il piccolo Simba Makoni non può ottenere un capovolgimento dell’economia", ma può "aiutare gli zimbabwiani a favorire questo cambiamento delle condizioni economiche. Il nostro slogan è: ‘rimettiamo lo Zimbabwe al lavoro’". Per risolvere i problemi economici, Makoni ha anche dichiarato di voler voler favorire rapporti più stretti con i paesi partner dello Zimbabwe: "Sarà una delle nostre priorità discutere con i nostri vicini e con i nostri amici nel mondo. Non siamo isolati, apparteniamo alla Sadc, al continente africano e alla Comunità mondiale".
Ex Segretario generale della Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc) ed ex membro del politburo del partito di governo Zanu-Pf, Makoni ha ottenuto l’appoggio di personalità di primo piano del partito di governo alla sua candidatura di indipendente. Nato il 22 marzo 1950 nell’allora Rhodesia del Sud, venne espulso dalla scuola secondaria e più tardi dall’Università per attività politiche. Si è poi laureato in chimica e zoologia, conseguendo il dottorato in chimica farmaceutica. Sposato, ha tre figli.

Mugabe ha lanciato oggi un monito ai suoi sfidanti alle elezioni in programma sabato, affermando che non tollererà atti di violenza dopo il voto. "Vogliamo avvertire l’Mdc (Movimento per il cambiamento democratico) – ha detto Mugabe durante un comizio elettorale, riportato oggi dal quotidiano di Stato Herald – abbiamo saputo che se lo Zanu-PF (partito di governo) dovesse vincere, verrebbero organizzare manifestazioni come avvenuto in Kenya. Non osate neppure provarci. Provate e vedrete quello che accade". In Kenya, almeno 1.500 persone hanno perso la vita negli scontri seguiti alle contestate elezioni presidenziali del 27 dicembre scorso. "Quando partecipate a un confronto politico sulla scena elettorale, dovete essere pronti a perdere – ha proseguito – se lo Zanu-PF vince, dovete accettarlo. Se vincerete voi, lo lo accettermo".
Mugabe ha quindi respinto le accuse di possibili brogli lanciate dall’opposizione. "Non smettete mai di mentire su elezioni truccate – ha detto il Presidente – sono menzogne prese in prestito ai loro padroni che dicono che le elezioni non saranno né libere né giuste. Sono soltanto dei satana bugiardi, dei bugiardi demoniaci!".