Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Somalia: strage alla moschea, massacrati 6 imam

Almeno dieci cadaveri tra cui vi sono donne e bambini sono stati trovati oggi in una moschea. Secondo alcune fonti, le vittime sarebbero addirittura venti. E tre operatori di ‘Sos Villaggi dei bambini in Somalia’ sono rimasti feriti – secondo quanto riferito dall’organizzazione – mentre lavoravano negli edifici dell’Organizzazione, che attualmente accoglie 120 bimbi.
 

La strage nella moschea è stata resa nota dalla Bbc on line, che parla appunto di una decina di morti tra cui sei religiosi, mentre altre testimonianze – raccolte anche da radio keniane – indicano che le vittime sono almeno venti, e tra loro donne e bambini che avevano cercato rifugio nella moschea per sfuggire ai tremendi combattimenti che hanno devastato la capitale somala (i peggiori degli ultimi mesi, almeno una novantina di morti, in larghissima parte civili) tra sabato e domenica.
La moschea è stata centrata da alcuni colpi di artiglieria pesante, che sembra siano stati sparati – su questo le testimonianze sono concordi, seppure non ufficiali – dalle truppe etiopiche che sono in Somalia dalla fine del 2006, quando ne scacciarono le corti islamiche che controllavano buona parte del Paese.
Doveva essere una guerra lampo, ma da allora l’insurrezione islamica non solo non si è fermata, ma è cresciuta estremizzandosi, e così i soldati di Addis Abeba vi sono rimasti impantanati. Tra l’altro, proprio oggi l’Etiopia ha rotto le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusandolo di appoggiare il terrorismo in Somalia e di destabilizzare l’intero Corno d’Africa. Un elemento di tensione ulteriore e dagli sviluppi imprevedibili.
La moschea della strage era considerata una sorta di zona neutra: vi operavano religiosi di una setta sufita – pensiero particolarissimo e molto iniziatico nell’arcipelago musulmano – che, come i loro discepoli, mai avevano partecipato in un senso o nell’altro alle violenze di Mogadiscio.
Una novantina di morti dunque, solo nell’ultimo fine settimana e solo nella nella capitale. Dall’inizio del 2007 sono circa 7.000, mentre l’esodo dei civili non si ferma. Ben oltre mezzo milione, 78.000 solo da gennaio, stando a dati forniti oggi dall’Onu.
Ed i margini di dialogo – seppur avviati a Gibuti ed a Nairobi – si assottigliano di fronte a questo bagno di sangue che sembra accentuarsi dinanzi ad ogni piccolo segno di disgelo.
Il nuovo premier Nur Hassan Hussein ha basato il suo programma su colloqui senza precondizioni con l’opposizione, islamici ma non solo, anche pezzi di società civile. Che, riunita nel gruppo detto dell’Asmara, dove ha sede, sembra aver accettato la proposta. A differenza dell’ala integralista, che appare sempre più forte sul territorio e trascina anche la popolazione in base all’odio contro gli etiopici, che si stanno distinguendo, a fianco dei governativi, in repressioni sempre più spietate contro i civili.
Agiscono a Mogadiscio, ma non solo. Spesso in tutta la Somalia conquistano cittadine più o meno importanti, impongono per qualche ora la loro legge, quella islamica, la sharia, aprono le carceri, svuotano i negozi, rubano armi e mezzi militari per poi ripartire prima dell’arrivo dei rinforzi governativi. Il più classico ‘mordi e fuggì.
E anche la libertà di stampa in Somalia è quasi annientata.
Oggi è stato arrestato in direttore di Radio Shabbele, una voce relativamente libera, più volte chiusa, ed i cui reporter sono stati fatti sovente oggetto di persecuzioni.  (Ansa)