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Zimbabwe: violenze esercito contro popolazione

L’organizzazione Human Rights Watch (Hrw) punta il dito contro l’esercito dello Zimbabwe per le violenze compiute nel Paese dopo le elezioni del 29 marzo scorso, accusandolo di collaborare con i militanti del partito di governo Zanu-Pf e i veterani di guerra nella campagna di "terrore e violenza" lanciata dopo il voto contro la popolazione e gli oppositori del Presidente Robert Mugabe.

Nel comunicato diffuso oggi, Hrw accusa le forze armate e i veterani di guerra di aver "intensificato la loro presa brutale su vaste zone delle campagne dello Zimbabwe per assicurarsi il risultato di un possibile voto di ballottaggio alle presidenziali". A un mese dalle elezioni, la Commissione elettorale non ha ancora diffuso i risultati delle presidenziali.
L’opposizione guidata da Morgan Tsvangirai sostiene di aver vinto con il 50,3% dei consensi, ma una coalizione di organizzazioni della società civile ritiene che nessuno dei candidati abbia ottenuto la maggioranza, ipotizzando quindi un ritorno alle urne.
"L’Unione africana e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbero adottare subito misure per scongiurare un’ulteriore escalation nelle violenze", ha sottolineato il direttore del Dipartimento Africa di Hrw, Georgette Gagnon. Ieri, è stato lo stesso Tsvangirai a chiedere alle Nazioni Unite di nominare un inviato speciale per lo Zimbabwe, ma il Consiglio di sicurezza non ha preso alcuna decisione a riguardo. Stando a quanto riferito da alcuni diplomatici, la proposta è stata sostenuta da Stati Uniti, Francia e Regno Unito, mentre Sudafrica, Russia, Cina e altri membri del massimo organo dell’Onu si sono detti contrari a intervenire ora nel Paese africano.
Nel suo comunicato, Hrw afferma che l’esercito ha fornito autocarri e pistole ai veterani di guerra che "collaborano con le forze armate nella campagna di terrore e violenza contro membri e sostenitori dell’opposizione". L’organizzazione con sede a New York ha quindi portato ad esempio quanto accaduto nella provincia orientale di Manicaland, dove i veterani di guerra hanno creato un "centro informale di torture". Gli stessi veterani hanno aperto il fuoco contro un gruppo di 22 attivisti dell’opposizione che si erano recati al centro per chiedere informazioni su 12 loro colleghi scomparsi. Gli attivisti si sono quindi rivolti a Hrw per denunciare di aver visto nel campo i loro colleghi, legati e con segni di percosse. "Quando le vittime hanno denunciato l’accaduto alla polizia – conclude Hrw – la polizia si è rifiutata di intervenire, sostenendo che non era possibile che fosse accaduto quanto denunciato, perché non avevano notizie di civili presenti in zona autorizzati a detenere armi da fuoco".