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Zimbabwe: continuano le violenze, 40mila in fuga

La situazione nello Zimbabwe è sempre più drammatica.

Zimbabwe
Mentre ancora non ci sono risultati ufficiali delle elezioni svoltesi lo scorso 29 marzo. Oggi compie una missione a Harare il presidente sudafricano, Thabo Mbeki, mediatore regionale per lo Zimbabwe. Aumenta la pressione dell’Unione africana. Mentre continuano le persecuzioni politiche contro chi non ha votato per Mugabe: 40mila persone, civili, per lo più famiglie di contadini, sono state costrette a fuggire dalle loro case, nelle aree rurali a Nord del Paese. La polizia dello Zimbabwe ha arrestato il direttore del quotidiano indipendente The Standard, Davison Maruziva, e un avvocato molto conosciuto nel Paese per le sue battaglie a difesa dei diritti umani, Harrison Nkomo.

L’opposizione accusa Mbeki di essere di parte, per il suo sostegno al presidente Robert Mugabe, 82 anni, al potere dall’indipendenza. Ma probabilmente oggi l’approccio morbido del mediatore dovrà cambiare, poiché l’Unione Africana ha fatto forti e ufficiali pressioni perché siano assunte posizioni più dure e nette nei confronti di Mugabe. Per le presidenziali appena qualche giorno fa è stato dichiarato che il candidato dell’opposizione, Morgan Tsvangirai, è in vantaggio su Mugabe, ma non raggiunge il 50% dei voti necessario per essere eletto. Quindi si andrebbe al ballottaggio. Ma l’opposizione, che sostiene di aver superato la soglia del 50% – e gli osservatori internazionali sono concordi in tal senso – ha annunciato che non vi parteciperà. E in questo clima appare anche difficile possa essere svolto correttamente.
Continuano le persecuzioni. Le persecuzioni verso gli oppositori di Mugabe continuano e si hanno tra l’altro notizie di violenze terribili nei confronti dei contadini e delle loro famiglie nelle aree profonde rurali, che sarebbero perseguitati e picchiati dagli uomini del presidente perché ritenuti colpevoli di non aver votato per Mugabe. Sono 40.000 le persone fuggite dalle loro terre in Zimbabwe con aggressioni e intimidazioni, dopo le elezioni politiche del 29 marzo scorso. Si tratta di lavoratori agricoli e delle famiglie, stando a quanto riferito oggi dal Segretario generale del sindacato dei lavoratori agricoli dello Zimbabwe, Gertrude Hambira. "Dalle elezioni, abbiamo contato un totale di 40.000 persone sfollate – ha dichiarato Hambira a una conferenza stampa a Johannesburg – i nostri membri e le loro famiglie sono stati lasciati senza riparo. Sono stati attaccati da gruppi di miliziani con l’uniforme dell’esercito. Li hanno accusati di votare per l’opposizione. La maggior parte di loro è sulla strada oppure ha cercato rifugio nelle cascine".
Bavaglio sulla stampa. La polizia dello Zimbabwe ha arrestato il direttore del quotidiano indipendente The Standard, Davison Maruziva, e un noto avvocato per la difesa dei diritti umani, Harrison Nkomo. E’ quanto hanno denunciato il gruppo editoriale del quotidiano, Iden Wetherell, e l’organizzazione Human Righs Watch (Hrw).
L’editore del quotidiano ha precisato che Maruziva è stato arrestato per aver pubblicato "false dichiarazioni, dannose per lo Stato". Il Direttore per l’Africa di Hrw, Georgette Gagnon, ha dichiarato che Nkomo è stato arrestato e rischia di essere incriminato per "aver insultato e minato l’autorità del capo dello Stato". L’organizzazione di difesa dei diritti umani ha sottolineato come l’arresto di Nkomo "possa indicare l’escalation della repressione del governo su presunti oppositori".