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Sudan, 500 morti nella capitale dopo attacco dei ribelli del Darfur

Da perseguitati a persecutori. Blitz dei ribelli del Darfur a Karthoum la capitale dei Sudan. Secondo fonti anonime del ministero degli Interni, rilanciate da agenzie di stampa internazionali, almeno 255 ribelli e 77 militari sarebbero morti nei combattimenti. Fonti della Misna fanno sapere che le radio locali verso l’ora di pranzo parlavano già di quasi 500 combattenti morti, circa 400 ribelli e un centinaio di soldati. Il leader del gruppo ribelle Jem del Darfur, Khalil Ibrahim, ha dichiarato che ci saranno altri attacchi contro la capitale sudanese Khartoum, come quello sferrato sabato, fino a quando il governo sudanese non cadrà.
«Questo è solo l’inizio di un processo che terminerà solo con la fine di questo regime», ha detto Ibrahim, leader del gruppo ribelle Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem), che ha ribadito poi: «Non vi aspettate solo un altro attacco, questo è solo l’inizio». Si è trattato del’attacco più in profondità mai sferrato contro il governo centrale. Si parla di centinaia di morti.

A Khartoum città la situazione è abbastanza tranquilla, la gente circola liberamente anche se molti uffici sono ancora chiusi. Il dispiegamento dei militari, però, è impressionante. I soldati presidiano ogni strada, ogni angolo della città, mentre i ponti che collegano con Khartoum nord e Omdurman (la città sulla sponda occidentale del Nilo teatro sabato dei combattimenti più violenti) sono ancora chiusi per questioni di sicurezza". Così una fonte della Misna contattata a Khartoum, dove è appena rientrata, descrive il quadro della città, dopo averla attraversata in macchina durante la mattinata.
Secondo le informazioni raccolte contattando varie fonti in città, la tensione maggiore si respira a Omdurman, la città vecchia sull’altra sponda del Nilo rispetto a Khartoum, dove anche oggi si sono uditi spari e verificate scaramucce. "Le sparatorie sono avvenute nel quartiere di Almuhandseen, ma pare siano legate alla massiccia operazione di polizia lanciata dalle forze di sicurezza più che a nuovi attacchi", ha detto la fonte della Misna che ha chiesto di restare anonima. Intanto cominciano a circolare nuovi bilanci dei violenti combattimenti che, soprattutto sabato, hanno opposto ribelli del Jem e militari sudanesi.
Secondo fonti anonime del ministero degli Interni, rilanciate da agenzie di stampa internazionali, almeno 255 ribelli e 77 militari sarebbero morti nei combattimenti. Fonti della Misna fanno sapere che le radio locali verso l’ora di pranzo parlavano già di quasi 500 combattenti morti, circa 400 ribelli e un centinaio di soldati. "In questo momento è molto difficile poter fornire cifre precise, stiamo ancora raccogliendo i dati. L’unica cosa che posso dire è che nei due ospedali con cui collaboriamo abbiamo registrato finora 30 decessi e 150 feriti", ha detto alla Misna, Iris Meierhans, portavoce del Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) a Khartum, aggiungendo, comunque, che altri ospedali cittadini hanno chiesto un aiuto all’Icrc per la fornitura di materiale sanitario dato i ricoveri delle ultime 48 ore.
Fonti della polizia sudanese hanno, infine, confermato alla Misna le voci sui numerosi fermi in corso in città, soprattutto ai danni di persone di etnia Zaghawa (la stessa a cui appartiene gran parte delle forze del Jem) e di altri gruppi "neri" sudanesi. La polizia e i militari hanno, infatti, avuto lôordine di controllare tutte le persone sospette sulla base delle informazioni dei servizi di sicurezza che parlano di numerosi ribelli nascosti in città (soprattutto a Khartum nord e Omdurman) dopo aver abbandonato la divisa. "Chiunque viene trovato privo di documenti viene fermato per essere interrogato", ha spiegato la fonte della Misna. Intanto fonti religiose contattate in città fanno sapere che tutto il personale religioso (missionario e non) presente nella zona di Omdurman (dove missionari e missionarie sono presenti in gran numero con scuole, dispensari e strutture si sostegno ai rifugiati dei conflitti sudanesi del passato e del presente) sta bene. "Sono rimasti chiusi in casa da sabato, ma per fortuna pare che nessuno sia rimasto coinvolto nei combattimenti", ha detto una fonte religiosa, che ha chiesto di restare anonima.
Il regime del Sudan ha disposto l’arresto del leader dell’opposizione ultra-islamica, Hassan al-Turabi, e di quattro dirigenti del suo Partito Popolare del Congresso: lo hanno denunciato il figlio di Turabi, Siddig, e i suoi più stretti collaboratori, secondo cui il leader integralista è stato prelevato da agenti delle forze di sicurezza nella sua abitazione di Khartoum, dove era appena tornato dopo una riunione di partito nel vicino Stato orientale sudanese del Sennar. «Vogliono imputare a noi quello che è successo», ha dichiarato Siddig al-Turabi, riferendosi al blitz dei ribelli del Darfur che sabato avevano espugnato Omdurman, città-gemella della capitale, per poi spingersi all’interno di quest’ultima e infine ritirarsi ieri.