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Congo, polemiche per i minerali svenduti ai cinesi

E’ scontro nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) sugli accordi sottoscritti dal governo con alcune società cinesi: secondo l’opposizione, le autorità di Kinshasa stanno svendendo rame e cobalto, tesori nazionali.

Le polemiche sono scoppiate in occasione di un’audizione in parlamento del ministro per le Infrastrutture e i lavori pubblici, Pierre Lumbi. "Non ci rifiutiamo di cooperare con la Cina" ha dichiarato Gilbert Kiakwama, deputato del Movimento per la liberazione del Congo (Mlc). "Non possiamo però accettare che gli interessi del nostro Paese siano svenduti e che le nostre ricchezze siano date via a un prezzo bassissimo".
L’intesa raggiunta dal governo configura una sorta di scambio: la Cina garantirà un prestito di nove miliardi di dollari, circa 5,7 miliardi di euro, da investire nello sviluppo delle infrastrutture e dell’industria mineraria congolese; quanto a Kinshasa, consegnerà alle società di Pechino China Railway Group e Sinohydro Corporation il controllo di una nuova joint venture titolare dei diritti sullo sfruttamento dei giacimenti di rame e cobalto.  L’accordo prevede che la nuova società goda di una "completa" esenzione fiscale per il periodo necessario a recuperare gli investimenti iniziali, investimenti per altro coperti da un prestito della Repubblica democratica del Congo.
In segno di protesta contro l’intesa siglata dal governo, oggi i deputati di opposizione hanno abbandonato l’aula del parlamento.
Una protesta nei confronti della quale si è detto "solidale" Jean-Pierre Bemba, il leader del Movimento per la liberazione del Congo da un anno residente in Portogallo.
L’ex Zaire, in passato colonia belga, custodisce ingenti riserve minerarie: le ultime stime parlano di 10,6 milioni tonnellate di rame e 626.619 di cobalto.