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Menghistu (condannato a morte per genocidio) rifugiato in Zimbabwe

L’ex dittatore etiopico Menghistu Haile Mariam, 70 anni, condannato

Menghistu
  a morte dalla Corte Suprema dell’Etiopia si rifugia nello Zimbabwe. L’opposizione vorrebbe estradarlo. Mugabe lo protegge. La sentenza arrivata qualche giorno fa ha giudicato l’uomo noto come il ‘Negus Rosso’, ovvero il ‘Macellaio di Addis Abeba’ colpevole di genocidio, in particolare per le stragi di massa compiute nel biennio ’77-’78. Condannate alla stessa pena altre 18 persone, suoi stretti collaboratori degli anni del terrore.
Ma sono pochissime le possibilità che Menghistu sconti la pena. Vive in esilio dorato nello Zimbabwe, dove nel ’91, quando il suo regime fu messo in rotta, fu accolto a braccia aperte dal presidente Robert Mugabe.Forse le cose potrebbero cambiare se quest’ultimo perdesse il ballottaggio presidenziale previsto il prossimo 27 giugno: ma appare un quadro improbabile, ed eventualmente il ‘Negus Rossò avrebbe tutto il tempo di trovare un altro dittatore disposto ad ospitarlo.

Menghistu ed i suoi complici erano stati condannati, dopo 12 anni di processo, all’ ergastolo nel gennaio 2007. L’accusa aveva chiesto la pena di morte ma la giuria decise diversamente data l’età e lo stato di salute degli imputati. Oggi l’Alta Corte ha rovesciato, definitivamente, tale sentenza.
Il Negus Rosso partecipò al colpo di stato militare di ispirazione marxista leninista che nel ’74 rovesciò l’imperatore Hailè Selassiè. Nel ’77 prese personalmente il potere, uccidendo alcuni compagni, ed iniziò un periodo di terrore: centinaia di migliaia di morti nei 17 anni di ‘regnò del Macellaio di Addis Abeba. Tra le prime vittime Hailè Selassiè, che aveva guidato il più antico impero del mondo, strangolato nel suo letto e, dicono, sepolto sotto una latrina nel palazzo imperiale. Trucidati anche il patriarca ortodosso Abuna Tafelows, ed una sessantina di alti dignitari imperiali.
Ma tutto sommato una goccia, seppur ‘illustrè, nel mare di sangue che sommerse l’Etiopia durante la dittatura.
Il cui momento più drammatico è stato quello del ’77-’78, il biennio del ‘terrore rossò. Un periodo in cui anche il clima di sospetto era terribile: perfino marito e moglie facevano attenzione a quanto si dicevano, così con i figli.
C’era poi l’orrido rito di dover pagare il costo delle pallottole per recuperare il corpo di un congiunto ammazzato. Ma rendeva poco, e quindi talvolta i soldati preferivano tagliare la testa alle vittime, e venderla ai parenti. Spesso i detenuti venivano torturati a morte e talvolta i loro corpi erano gettati nelle strade. La grande maggioranza degli arrestati è scomparsa nel nulla. Ed ogni tanto si trova ancora qualche fossa comune.
A rovesciare Menghistu fu un altro giovane marxista leninista: Meles Zenawi, ancora al potere. Che però ha saputo riciclarsi divenendo alleato strategico di Washington nella lotta al terrorismo in quella parte d’Africa. Ma anche lui è duramente contestato per derive autocratiche, mentre le sue truppe sono impantanate dal 2007 in Somalia.