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Zimbabwe, la polizia di Mugabe arresta 9 diplomatici Usa e Gb

Nove diplomatici statunitensi e britannici sono stati fermati e arrestati in Zimbabwe. A riferirlo l’ambasciatore americano James McGee alla Cnn. Agenti di polizia hanno fermato ad un posto di blocco nei pressi di Bindura, 80 chilometri a nord di Harare, auto con a bordo diplomatici e personale delle ambasciate Usa e britannica che sono stati trattenuti per circa cinque ore. «La polizia ha fermato le auto ad un posto di blocco, ha bucato le gomme, ha sequestr ato i telefoni, e i veterani di guerra (sostenitori di Mugabe) hanno minacciato di incendiare le auto con la gente a bordo se non fossero scesi e non li avessero seguiti alla vicina stazione di polizia», ha detto l’ambasciatore Usa, James McGee, in un’intervista alla Cnn.
La Casa Bianca ha definito oggi «totalmente inaccettabile» l’attacco avvenuto in Zimbabwe contro alcuni diplomatici americani e britannici.
I diplomatici rilasciati. I 9 diplomatici «Sono stati tutti rilasciati e stanno rientrando ad Harare», ha precisato il portavoce del Foreign Office, ha aggiunto, ha convocato l’ambasciatore dello Zimbabwe a Londra per chiarimenti su questo incidente.

Il caso finisce al Consiglio di sicurezza. Su richiesta Usa, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite terrà entro oggi consultazioni in merito alla vicenda dei diplomatici statunitensi e britannici arrestati in giornata dalla polizia nello Zimbabwe, e rilasciati sdlo dopo oltre cinque ore di detenzione: lo ha annunciato l’ambasciatore americano al Palazzo di Vetro, Zalmay Khalilzad, il quale poco prima aveva riferito che la vicenda sarebbe stata sottoposto all’attenzione dell’organo decisionale dell’Onu. KHalilzad, ex ambasciatore di Washington in Iraq, per il mese in corso è il presidente di turno del Consiglio, i appresentanti dei cui altri quattordici Stati membri ha auspicato «si uniscano a noi nell’esprimere indignazione per l’accaduto».
La riunione dei quindici ambasciatori al Palazzo di Vetro è stata frattanto confermata anche dal capo portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Sean McCormack.

Stop al ballottaggio. Intanto un appello per l’annullamento del ballottaggio presidenziale del 27 giugno in programma nello Zimbabwe tra il capo dello Stato uscente, Robert Mugabe, e il leader dell’opposizione, Morgan Tsvangirai, è stato lanciato oggi da Simba Makoni, terzo candidato al primo turno della consultazione, risalente al 29 marzo scorso: Makoni, che si presentò come indipendente, ha ammonito che mantenere in agenda la consultazione rischia di innescare nuove carneficine, in un Paese già dilaniato dalla violenza politica.

Dura reazione Gb e Usa. Downing Street ha sottolineato che è «essenziale» che ai diplomatici sia data la protezione stabilita dalla convenzione di Ginevra. Dure le parole dell’ambasciatore americano McGee: «In quel Paese il governo non rispetta nemmeno le sue stesse leggi, e non osserva minimamente neppure il diritto internazionale, ha rincarato la dose McGee. Il diplomatico ha quindi ribadito di essere »convinto del fatto che l’ordine di arresto è venuto direttamente dall’alto«, vale a dire da Mugabe in persona o comunque dai vertici del regime, al pari della intera campagna minatoria anti-occidentale in atto da tempo.
"Si tratta di una campagna intimidatoria coordinata per impedire a noi e a chiunque di denunciare quanto sta succedendo nello Zimbabwe«, ha aggiunto, »ma noi continueremo a fare il nostro lavoro e non ci lasceremo costringere a restarcene seduti all’interno delle nostre ambasciate, senza uscire fuori a vedere ciò che accade«. Lo stesso ‘uomo forte’ di Harare ha più volte riservato parole di fuoco all’ambasciatore americano, avverendo che lo avrebbe »preso a calci« se avesse compiuto »anche soltanto un altro passo falso