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Mogadiscio città di nessuno

Dodici morti (civili) la scorsa notte: 40 vittime dal cessate il fuoco. Almeno una dozzina di morti e molti feriti

Mogadiscio
la scorsa notte a Mogadiscio: in maggioranza civili e tra loro alcuni bimbi, almeno tre, ma forse cinque. È avvenuto, come sempre, nel corso di combattimenti tra integralisti islamici e soldati governativi e loro alleati etiopici. Gli insorti, stando a testimonianze concordi, hanno attaccato accampamenti delle truppe regolari a sud e a nord della capitale, e queste hanno reagito, stando alle fonti, con colpi di mortaio che sono caduti su abitazioni civili causando numerose vittime.

Si calcola che da quando il Governo Federale di Transizione e l’opposizione politica (islamici, ma non solo) hanno firmato il 10 giugno scorso a Gibuti un accordo per avviare una fase di riconciliazione nazionale, oltre 40 persone sono state uccise nella sola capitale.

Il dialogo, comunque, va avanti. Ma con la dichiarata ostilità dell’ala integralista dell’opposizione, peraltro emarginata nel corso dei colloqui di pace, e delle milizie islamiche che agiscono sul terreno, in larga parte legate ad al Qaida, che rifiutano ogni possibile trattativa. Qualche rigidità -non formali rifiuti, ma muri di gomma- anche da parte dell’ala ‘durà governativa, poco convinta della svolta di dialogo ed apertura impressa dal nuovo governo.
Ma l’Onu -sotto la cui egida si sono svolti i negoziati di Gibuti- così come tutte le cancellerie occidentali e numerose tra quelle arabe sta sponsorizzando con forza il dialogo, che, anche se stenta a decollare concretamente, continua.