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Zimbabwe, anche Mandela e il Papa contro Mugabe

Nelson Mandela, il leader africano Nobel per la pace, che oggi festeggia i novant’anni ha parlato della crisi dello Zimbabwe, durantei i festeggiamenti in suo onore a Londra alla presenza della regina Elisabetta e l’ex presidente americano Bill Clinton. «Nella nostra epoca», ha continuato Mandela, «parliamo della situazione in Palestina e in Israele, e quel conflitto prosegue, irrisolto. Abbiamo messo in guardia contro l’invasione dell’Iraq, e osserviamo le terribili sofferenze in quel Paese. Assistiamo con rammarico alla persistente tragedia nel Darfur. Più vicino a noi, abbiamo visto lo scoppio della violenza contro i nostri fratelli africani in Sudafrica, e il tragico fallimento della dirigenza nello Zimbabwe». Anche il Papa ha parlato dello Zimbabwe: nei Paesi africani, servono il «rispetto delle regole del diritto» e una «lotta radicale ad ogni forma di corruzione»; altrimenti non vi possono essere né pace né«fiducia dei cittadini nei propri dirigenti»: è il monito lanciato da Benedetto XVI, alla vigilia del ballottaggio-farsa domani in Zimbabwe.

Il Papa non ha parlato direttamente del Paese africano, portato alla miseria ed a una crisi politica senza precedenti dal suo dittatore Robert Mugabe, ma le sue parole, riferite alla classe dirigente africana, si adattano su misura al dramma dello Zimbabwe. Spunto per le riflessioni pontificie è stato stamane l’incontro con il nuovo ambasciatore del Gabon , Firmin Mboutsou, che ha presentato le sue credenziali. «La pace e la giustizia marciano insieme – ha spiegato papa Ratzinger – e questo si deve concretizzare nel rispetto della legalità in ogni settore». «In effetti – ha aggiunto – senza giustizia, senza la lotta ad ogni forma di corruzione, senza il rispetto delle regole del diritto è impossibile costruire una pace vera ed è chiaro che i cittadini avranno allora difficoltà ad avere fiducia nei loro dirigenti; inoltre, senza il rispetto della libertà di ciascuno , non si può avere la pace».
«Gli abitanti di un paese – ha proseguito Benedetto XVI – devono essere i primi beneficiari delle ricchezze naturali della nazione ed occorre fare tutto ciò che è in nostro potere per una migliore protezione del pianeta, che ci permetta di lasciare alle future generazioni una terra veramente vivibile , capace di nutrire i suoi abitanti».
Sullo Zimbabwe, ieri si erano pronunciati con estrema chiarezza i vescovi cattolici del continente che hanno chiesto all’Unione Africana di «non riconoscere il governo del presidente Robert Mugabe». «Siamo profondamente preoccupati per questa situazione e se non vi è uno sforzo unitario da parte della comunità internazionale, sotto la guida dei Paesi dell’Africa australe, la situazione disperata di violenza, di carestia e di incertezza si tradurrà – hanno scritto i presuli in una lettera pubblicata dall’agenzia vaticana Fides – in una vasta crisi umanitaria che travolgerà l’intera regione dell’Africa meridionale. »Il popolo dello Zimbabwe ha il diritto di scegliere il proprio Presidente in una elezione che sia libera ed equa«, hanno proclamato i vescovi cattolici africani.