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Guinea-Bissau in cerca di democrazia

La comunità internazionale deve incoraggiare le riforme politiche in Guinea-Bissau per evitare che lo stato dell’Africa occidentale diventi un Paese controllato dai narcotrafficanti e, politicam

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ente, una "no man’s land", una terra di nessuno in mano ai gruppi criminali del Maghreb e alle reti terroristiche. In Need of a State, letteralmente In cerca di uno Stato, il recente rapporto dell’International Crisis Group (Icg) di Bruxelles, lancia un allarme in questo senso. E analizza le politiche nazionali e internazionali necessarie al Paese per porre fine a una crisi politica che dura da 35 anni. Dopo 35 anni di immobilità e incapacità istituzionale la Guinea-Bissau ha ora – secondo gli
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analisti del Centro di Bruxelles – la reale possibilità di realizzare le prime riforme democratiche grazie a un patto di stabilità firmato dai tre principali partiti politici del Paese nel marzo 2007. “La creazione di uno Stato democratico è una priorità urgente per questo Paese per evitare il rischio che finisca in mano alla criminalità internazionale”, spiega Daniela Kroslak, direttore del programma Africa del Centro crisi internazionali. “I traffici di cocaina dal Sud America sono aumentati tremendamente negli ultimi anni e il Paese è diventato il punto di transito verso i ricchi mercati europei".

Dal 1974 non c’è stato nessun leader in Guinea capace di imporre la creazione delle strutture necessarie per il funzionamento di uno Stato democratico. Le infrastrutture, la burocrazia, la pubblica amministrazione, le istituzioni politiche, gli indici di sviluppo economico e sociali sono rimasti pressoché inalterati dagli anni successivi all’indipendenza. Per far funzionare il Paese sono necessarie riforme. La prima: la riforma dell’esercito per evitare le interferenze dei militari nella politica. La comunità internazionale sta cercando di fare qualcosa. Dal 2007 è stato adottato un programma di riforme seguito dalla Commissione Peacebuilding (Pbc) delle Nazioni Unite. Sono i primi passi. Per la gente della Guinea-Bissau non è ancora cambiato molto. “Solamente un processo reale di costruzione delle istituzioni democratiche in un quadro di procedure legali regolamentate può liberare il Paese dalla mentalità della guerriglia al potere e dalla corruzione imperante. E’ l’unica strada per far uscire il Paese dalla terribile morsa della crisi economica che l’attanaglia”, conclude François Grignon, direttore del programma Africa del Centro crisi internazionale: “Il Paese deve costruire un vero Stato democratico”.