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Inferno Somalia, Medici senza frontiere decide ritiro

La situazione di crescente instabilità della Somalia ha costretto finora l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere a sospendere l’invio dei suoi esperti internazionali nel Paese, incaricati della formazione degli 800 membri dello staff locale, ma potrebbe anche costringerla a ritirarsi.
"Nel Paese aumentano le minacce alla sicurezza e noi abbiamo sempre maggiori difficoltà a fare il nostro lavoro – ha detto oggi Tankred Stoebe, presidente dell’organizzazione in Germania – se le cose dovessero peggiorare, potremmo essere costretti a lasciare il Paese e lasciarci indietro i pazienti". Lo scorso gennaio, Medici senza frontiere ha ritirato tutti i suoi 87 operatori stranieri, dopo l’uccisione di tre loro colleghi.

Il presidente somalo Abdullahi Yusuf ha reintegrato il sindaco di Mogadiscio, Mohamed Dheere, rimosso il 29 luglio scorso dal premier Nur Hassan Hussein, e ieri 32 parlamentari hanno chiesto le dimissioni del premier per "violazioni alla costituzione", "cattivo uso dei fondi governativi" e "interferenze nella Banca centrale". Alcuni osservatori temono ora una nuova spaccatura all’interno del governo di transizione somalo, dopo quella con il precedente premier Ali Gedi, con il rischio di minare il processo di pacificazione del Paese avviato con la firma dell’accordo di pace di Gibuti, il 9 luglio scorso.
Il premier ha rimosso il sindaco di Mogadiscio durante il viaggio di Yusuf nella regione semi-autonoma del Puntland. Il Presidente è rientrato a Mogadiscio nella tarda serata di martedì, alcune ore dopo che il governo aveva ratificato la decisione di Hussein. Tuttavia, lo stesso Dheere, ex signore della guerra che ha sempre goduto dell’appoggio del Presidente, aveva subito sottolineato come "la decisione finale" spettasse a Yusuf. Ieri, un colloquio tra premier e presidente si è risolto con un nulla di fatto, stando a quanto riferito da fonti vicine al governo alla radio del Puntland Garowe. Le stesse fonti hanno riferito di una lettera di raccomandazioni inviata da Yusuf al premier e al ministro degli Interni, in cui li invita a rivedere la loro decisione.
Dheere ha commentato il suo reintegro, sottolineando che "stranieri" e "membri del governo" avevano progettato di liberarsi di lui, ma "hanno fallito". Secondo la radio Garowe, il Presidente somalo, originario del Puntland, è visto come uno straniero dai clan della capitale e ha sempre potuto contare sul sostegno del sindaco e delle sue milizie. Il primo cittadino non ha mai però goduto dell’appoggio popolare, tanto che martedì sera, alla notizia della sua rimozione, i somali sfollati nei campi alla periferia di Mogadiscio hanno manifestato a sostegno del premier. Fonti del governo hanno confermato il sostegno dei "paesi donatori" alla decisione del premier.
Ieri, 32 parlamentari somali, "molti" dei quali alleati di Yusuf secondo fonti governative, hanno presentato un documento in cui si chiedono le dimissioni del premier. Stando a quanto riferito alla stampa, i parlamentari sono giunti a questa decisione dopo aver preso visione di un memorandum della commissione finanze, in cui sono riportate le entrate e le spese del premier. Sono 275 i membri dell’Assemblea parlamentare somala, che ha sede a Baidoa.