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Finita l’odissea dei due cooperanti italiani in Somalia

Dopo due mesi e mezzo è finita l’odissea di Giuliano Paganini e Iolanda Occhipinti, i due cooperanti italiani rapiti lo scorso 21 maggio in Somalia e rilasciati oggi, come annunciato nel pomeriggio alla Camera dal ministro degli Esteri Franco Frattini. I due sono arrivati in Kenya, a Nairobi, e sono ospitati all’ambasciata italiana. Domani è previsto il loro rientro in Italia.

Il loro è stato un sequestro sul quale è calato fin dall’inizio un impenetrabile silenzio-stampa chiesto dalla Farnesina per agevolare e non compromettere le trattative per la liberazione.<br></br>Paganini ed Occhipinti erano stati rapiti assieme ad un collega somalo nella loro casa-ufficio di Awdigle, 65 km a sud di Mogadiscio, poco prima delle 06:30 da un gruppo di uomini armati giunti su tre camionette. Con il loro collega somalo Abderahman Yusuf, lavoravano per una storica Ong italiana, la Cins (Cooperazione italiana Nord sud, fondata 20 anni fa), e curavano un progetto per la razionalizzazione ed il rilancio agricolo del Basso Shabele, l’area appunto dove sono stati prelevati. Un progetto finanziato dalla Cooperazione italiana e dall’Ue, ma gestito dalla Fao, che aveva scelto la Cins per l’intervento, cominciato lo scorso marzo. Paganini era impegnato nel ruolo di agronomo, la signora Occhipinti di amministratrice, ed il somalo di capo progetto sul posto. L’ultima, autorevole, conferma che i due cooperanti erano in vita e che contatti per la loro liberazione erano in corso l’aveva data il ministro degli Esteri Franco Frattini lo scorso 24 luglio. E, ancora in quell’occasione,aveva rinnovato la richiesta ai media di muoversi con estrema cautela. Il rapimento dei due italiani si inserisce nel contesto di un Paese, la Somalia, tuttora nel caos della guerra civile tra le «corti islamiche» e truppe governative (sostenute dall’Etiopia) malgrado gli ‘accordi di Gibutì, un passo falso avrebbe potuto essere deleterio per la sorte degli ostaggi. Il rapimento dei cooperanti è sembrato comunque non essere legato alla travagliata fase politica somala, come ha fatto intendere di recente il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, che ha parlato di un sequestro a scopo ricattatorio: «I due italiani (e il collega somalo, ndr) sono stati rapiti da una banda criminale», ha puntualizzato Mantica, aggiungendo che l’Unità di Crisi della Farnesina ha attivato «qualche contatto importante». (Costituito nel 1988, sul suo sito il Cins si descrive come un’organizzazione indipendente, non legata ad alcun interesse politico e religioso, riconosciuta dal ministero degli Esteri, dalle Nazioni Unite, dalla Commissione europea, da Usaid. Il Cins sta conducendo o ha condotto interventi in 17 paesi (Albania, Argentina, Brasile, Colombia, Congo, Honduras, Montenegro, Nicaragua, Perù, Ruanda, Serbia, Somalia, Sudan, Tanzania, Uganda, Venezuela, Yemen). La ong ha come scopo la promozione di azioni di solidarietá al fine di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni più svantaggiate nei Paesi in via di sviluppo. Realizza progetti di sviluppo in campo agricolo, sanitario e della formazione e conduce interventi di emergenza e riabilitazione in zone colpite da guerre e catastrofi naturali.