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Darfur, continuano arresti, stupri, violenze. Lo dice l’Onu

Resta preoccupante la situazione dei diritti umani nella provincia sudanese del Darfur, secondo un rapporto dell’Onu pubblicato oggi a Ginevra. «Continuano le violenze e gli abusi sessuali contro donne e bambini da parte di governativi, non governativi, gruppi criminali e banditi», ha denunciato la relatrice speciale dell’Onu sulla situazione in Darfur, Sima Samar.

"Il governo e i gruppi ribelli continuano a fallire nel loro compito di fornire protezione alle popolazioni civili nelle zone sotto loro controllo e continuo a ricevere rapporti su uccisioni, torture, arresti arbitrari e detenzioni, ha aggiunto Sima Samar presentando un rapporto sul Sudan al Consiglio dell’Onu per i diritti umani, riunito in sessione a Ginevra.
Il presidente del Sudan, che deve rispondere di accuse di genocidio per il conflitto in Darfur, ha deciso di inviare una delegazione più corposa all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
L’agenzia di stampa ufficiale Suna ha indicato che il team sudanese al vertice dell’Onu a New York sarà guidato da Ali Osman Taha. Taha è l’influente vice presidente del Paese che ha mediato l’accordo di pace del 2005 nella lunga guerra civile tra il nord e il sud.
L’iniziativa del presidente Omar al Bashir riflette probabilmente un’iniziativa per avere le pressioni di Taha per procurare sostegno al discusso leader del Sudan.
Khartoum invia solitamente il ministro degli Esteri all’Assemblea generale. I giudici della Corte penale internazionale deve ancora prendere una decisione su un mandato di arresto nei confronti di al Bashir.

  • giovanni |

    Il conflitto in Darfur dura da tanti anni e le nazioni come USA, Cina e anche certi paesi dell’Unione Europea non sono estranei da quel conflitto per via delle ricchezze naturali di quella regione. Già Barbara Contini che era stata delegata come governatore dall’ONU in quell’area aveva denunciato a diverse testate giornalistiche la difficile situazione in quell’area, senza contare che il Sudan si trova nell’agenda di Bush come stato canaglia che fiancheggia Al Qaeda e questo non aiuta quella popolazione.

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