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Mugabe all’Onu: basta sanzioni e no accusa genocidio

Duro intervento del presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe ieri nel corso dei lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. L’anziano leader dello Zimbabwe ha chiesto la rimozione delle sanzioni e accusato gli Stati Uniti di genocidio: "Coloro che erroneamente ci accusano di queste violazioni, sono essi stessi colpevoli internazionali di genocidio, atti di aggressione e di distruzione di massa" ha detto Mugabe, facendo riferimento all’Iraq e lodando poi Russia e Cina che hanno assicurato che lo Zimbabwe: "Non cadesse preda di un cocktail di bugie architettate dai nostri detrattori per sanzioni dell’Onu".

Mugabe ha voluto ringraziare l’ex presidente sudafricano Thabo Mbeki per la sua mediazione nelle formazione di una coalizione di governo: "Grazie alla sua pazienza, sensibilità, forza d’animo, capacità diplomatica e lavoro coscienzioso abbiamo superato problemi che sembrava insormontabili".
Nessun riferimento invece alle controverse elezioni presidenziali dello scorso 29 marzo, vinte dal leader dell’opposizione Morgan Tsvangirai cui è seguita un’ondata di violenza in seguito alla quale Tsvangirai ha deciso di abbandonare la corsa elettorale, che prevedeva un secondo turno.
Vincitore delle elezioni – tra le critiche internazionali – è stato dichiarato Mugabe. Ma in base all’accordo sulla condivisione del potere firmato lo scorso 15 settembre, Mugabe – che resta presidente – dovrebbe concedere alcuni dei suoi poteri e Tsvangirai, nuovo premier, ma i negoziati sembrano essersi arenati sull’assegnazione dei ministeri.
Le sanzioni occidentali mirate alle aziende che sostengono Mugabe sono state irrigidite all’indomani delle elezioni di marzo. "Ancora una volta, faccio appello alla coscienza collettiva mondiale per l’immediata rimozione di queste sanzioni da parte di Gran Bretagna, Stati Uniti e i loro alleati, che hanno portato sofferenze indicibili" ha detto Mugabe, elogiando il programma di riforma agricolo che ha previsto la confisca dei terreni dai bianchi a beneficio della comunità rurale nera. La maggior parte degli appezzamenti è però finita nelle mani dei fedelissimi al presidente e l’economia del Paese africana è al collasso: lo Zimbabwe ha il più alto tasso di inflazione al mondo (11 milioni per cento).

  • Giovanni |

    Che storia quella Zimbabwe, se non ci fossero state tutte quelle vittime ci sarebbe da ridere. Molti dimenticano che furono le nazioni occidentali a scegliere Mugabe perchè preoccupate per l’avanzata di leader ancora più radicali di Mugabe che avrebbero consegnato il paese all’orso russo o peggio ancora alla Cina. Il risultato lo vediamo al giorno d’oggi con un presidente attaccato al potere e che non dovrebbe condividere con Tsvangirai che è il legittimo vincitore ma dovrebbe dimettersi.

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