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Zimbabwe, Mugabe vuol nominare i ministri. Accordo a rischio

E’ sempre più traballante l’accordo per un governo di unità nazionale nello Zimbabwe, dopo che il presidente Robert Mugabe ha rivendicato il diritto di nominare tutti i ministri del nuovo esecutivo. Mugabe ha minacciato di revocare ogni potere all’opposizione, con la quale ha concordato una suddivisione degli incarichi istituzionali, qualora le sue richieste non dovessero venire soddisfatte.

Dopo un incontro di un’ora tra il capo dello stato e il primo ministro Morgan Tsvangirai, il Movimento per il Cambiamento Democratico dello stesso premier ha chiesto la mediazione del sudafricano Thabo Mbeki per salvare l’accordo. Mbeki, ricorda oggi il Guardian, ha rassegnato le dimissioni da presidente del Sudafrica lo scorso 21 settembre.
Di ritorno da New York, dove ha partecipato all’ultima sessione dell’Assemblea generale, Mugabe ha detto di volere nominare tutti i ministri del nuovo governo "prima della fine della settimana", senza attendere il via libera del Movimento per il Cambiamento Democratico.
Il nuovo esecutivo dovrebbe essere composto da 31 ministri. Ma per rispettare l’esito delle ultime elezioni e l’accordo per l’unità nazionale, 15 dovrebbero essere indicati dal Movimento per il cambiamento democratico di Tsvangirai e altri tre da una fazione dello stesso partito che fa riferimento ad Arthur Mutambara.

  • Giovanni |

    Io odio ripetermi ma forse non lo abbiamo ancora capito che Mugabe è un dittatore e che queste operazioni politiche non hanno seguito? Una persona che ha esercitato il potere per tanti anni come un sovrano assoluto pensate veramente che abbia voglia di rinunciarvi o di dividere il potere con qualcuno? Ma per favore cerchiamo di essere seri una volta per tutte e capire che Mugabe è un toro che va preso per le corna e se proprio la comunità internazionale deve affrontare la cosa lo dove fare alla stessa maniera di come ha affrontato Saddam Hussein, ma io so benissimo che non lo faranno perchè ci sono troppi interessi in ballo e un eventuale destabilizzazione militare potrebbe sfuggire di mano.

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