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Crisi mercati, 44 milioni in più di affamati secondo Banca mondiale

Già provati dal caro-alimentari e dall’impennata dei

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prezzi dei carburanti, i paesi poveri non possono essere lasciati soli ad affrontare la crisi finanziaria, che è storica. I costi sarebbero troppo elevati in termini umanitari: le turbolenze in atto solo quest’anno causeranno un aumento di 44 milioni dei malnutriti. E le prospettive sono fosche: la crescita dei paesi in via di sviluppo frena dal 6,6% al 4%, il che sarà avvertito non come un semplice rallentamento ma come una vera e propria recessione. L’analisi del presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, non lascia adito a dubbi: il G-7, agendo coordinatamente, non deve dimenticare i più poveri e i paesi donatori devono mantenere le proprie promesse. «Abbiamo bisogno che il G7 e le economie in espansione aiutino i più vulnerabili, ossia i paesi più deboli che stanno scivolando sull’orlo» della recessione, afferma Zoellick, individuando tre minacce per le economie in via di sviluppo: oltre agli alimentari e ai carburanti, è emersa la crisi finanziaria che, se inizialmente sembrava aver risparmiato i paesi più poveri, ora li sta evidentemente contagiando, soprattutto quelli che vivono con gli scambi commerciali con Usa ed Europa.

«Nelle ultime settimane l’attenzione è stata concentrata sui piani di salvataggio del sistema finanziario e sul loro impatto su Main Street, cioè sulla classe media americana», spiega Zoellick. «Ci sono Main Street in tutto il mondo: dobbiamo guardare al di là del salvataggio finanziario e puntare a quello umanitario», aggiunge evidenziando come «i paesi del G7 sono lontani dagli impegni di Gleneagles e non si può chiedere ai più poveri di pagare il prezzo più alto, anche perchè per i poveri il costo della crisi potrebbe essere un costo a vita».
«Chiedo ai donatori europei di sostenere la proposta del presidente Barroso per un miliardo di euro per i poveri che ne hanno bisogno e per i paesi agricoli che soffrono la crisi», precisa Zoellick, ribadendo di augurarsi che «il G7 di domani dia indicazioni per un’azione coordinata, dimostrando così che le autorità stanno affrontando la situazione. Non c’è bacchetta magica contro la crisi». «Diversi paesi dovranno prendere iniziative differenti in risposta alle loro circostanze specifiche, ma tutti gli interventi dovranno essere coerenti e forti, proprio come il taglio dei tassi di interesse attuato in concerto dalle Banche centrali». Zoellick ha quindi sostenuto che i Sette Grandi e «i poteri economici in crescita possono far fronte alla crisi ricapitalizzando le banche, fornendo liquidità, e occupandosi degli assett in difficoltà. Ma c’è bisogno di un lavoro comune per cambiare i sistemi regolatori che hanno fallito».

  • giovanni |

    Ci siamo preoccupati solo dell’effetto di questa crisi per ciò che riguardava l’America e l’Europa ma ci siamo dimenticati dell’effetto disastroso che potrebbe avere nei paesi dell’Africa.

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