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Somalia, peacekeepers ancora nel mirino: 20 morti a Mogadiscio

Ancora scontri a Mogadiscio tra ribelli fedeli alle deposte Corti islamiche e ‘caschi blu’ dell’Amisom, la missione d’interposizione dell’Unione Africana, e nuove vittime tra la popolazione civile: stando a testimoni oculari, i miliziani hanno attaccato con l’artiglieria una caserma delle truppe ugandesi nel quartiere meridionale di K4, uno tra i più pericolosi della capitale della Somalia; i soldati hanno risposto al fuoco con mortai e mitragliatrici pesanti, mettendo in fuga gli assalitori ma colpendo anche i passanti. Almeno venti le persone uccise, tra cui quattro bambini: otto sono morte sul colpo, le altre a causa delle gravissime lesioni riportate nel bombardamento. Circa trenta i feriti accertati; centrati un mercato ortofrutticolo e un’abitazione.


La comunità internazionale dovrebbe essere scioccata dalla sistematica distruzione di Mogadiscio, divenuta ormai una città fantasma dopo la fuga di almeno metà dei suoi abitanti e contesa dalle truppe governative e i miliziani islamici. Se tale situazione si fosse creata in qualsiasi altra parte del mondo, sarebbe stata considerata una tragedia. Invece, denuncia Human Rights Watch, “la Somalia”: la Somalia è oggi la tragedia più ignorata nel mondo. Mogadiscio sta morendo. Secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), lo scorso anno; sono fuggite da Mogadiscio 700mila e altre 160mila dall’inizio del 2008. Bloccato tra le truppe governative e i miliziani, un ridotto contingente della missione di pace africana (Amisom) cerca di rispettare il suo mandato, ma il comandante Francis Okello denuncia la mancanza di uomini e mezzi. Degli 8.000 uomini previsti inizialmente, ne sono presenti oggi solo 2.700. Ho bisogno di più truppe, di maggiori attrezzature – dice – ho bisogno anche di maggiore sostegno politico, di maggiore appoggio diplomatico. Non si può imporre una soluzione ai somali, si può solo incoraggiare la pace. Almeno 12mila persone, secondo una stima dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) dalla scorsa settimana hanno lasciato le loro case a Mogadiscio a causa dell’intensificarsi dei combattimenti nella capitale somala.  «È una stima molto al ribasso», ha spiegato Catherine Weibel, portavoce dell’Unhcr. Secondo i ribelli legati alle corti islamiche stanno conquistando posizioni e hanno già diverse teste di ponte nel centro della città mentre le truppe governative sostenute dai rinforzi etiopi sembrano costrette alla ritirata. I ribelli islamici avrebbero preso di mira anche le truppe della forza di pace dell’Unione africana concentrando gli sforzi offensivi sulla posizione k4, uno strategico nodo di raccordo realtivamente ai collegamenti tra l’aeroporto internazionale e il palazzo presidenziale. Le truppe dell’Ua sono praticamente tagliate fuori gioco.

  • Giovanni |

    La Somalia non è l’unica realtà dove non si è fatto e non si fa nulla, in Sierra Leone hanno lasciato che si ammazzassero fra di loro per anni. Quindi di cosa stiamo parlando?

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