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Kenya, una commissione per la riconciliazione nazionale

Il Parlamento del Kenya ha approvato la legge che istituisce la Commissione per la verità, la giustizia e la riconciliazione, incaricata di accertare violazioni dei diritti umani e ingiustizie commesse nel Paese dal 12 dicembre 1963 al 28 febbraio 2008.
La decisione è stata presa dopo giorni di dibattito sulle misure da adottare contro i responsabili delle violenze seguite alle elezioni del 27 dicembre scorso. Scopo della legge è impedire che venga concessa l’amnistia a quanti si sono macchiati di genocidio e di altri abusi contro i diritti umani e porre fine alla cultura di impunità tanto diffusa nel Paese, scrive oggi il quotidiano Daily Nation.

La Commissione sarà composta da nove membri e avrà il potere di indagare sui crimini commessi tra il 1963, l’anno dell’indipendenza del Paese, e il 28 febbraio scorso, quando il Presidente Mwai Kibaki e il premier Raila Odinga firmarono l’accordo per un governo di unità nazionale, mettendo fine a giorni di scontri. I membri della Commissione saranno sei cittadini keniani e tre stranieri, nominati dal gruppo di Eminenti personalità africane che ebbe ruolo di mediazione nel negoziato tra Kibaki e Odinga. Una volta concluse le indagini, la Commissione trasmetterà le sue raccomandazioni alla Procura generale dello Stato.
Furono oltre 1.500 le persone uccise nelle violenze seguite al voto del 27 dicembre e circa 300.000 quelle costrette alla fuga.
La creazione della Commissione è stata raccomandata dal Comitato per il dialogo e la riconciliazione nazionale, istituita subito dopo le violenze per indagare sulle loro cause scatenanti.
Proprio il comitato ha individuato ingiustizie che hanno radici lontane, quali la distribuzione della terra e delle risorse dello Stato, e abusi commessi da ex leader politici e funzionari di governo.
Nei giorni scorsi, un’altra commissione di inchiesta su quanto accaduto dopo il voto, presieduta dal ministro per la Giustizia Phillip Waki, ha suggerito anche la creazione di un tribunale intenazionale, per processare i politici e gli imprenditori che alimentarono le violenze. La scorsa settimana, Waki ha consegnato una lista di nomi di sospetti all’ex segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, capo della mediazione tra Kibaki e Odinga.
Se non il tribunale non verrà istituito entro i prossimi 60 giorni, Annan potrebbe consegnare i nomi alla Corte penale internazionale dell’Aia (Cpi).

  • Giovanni Di Silvestre |

    Non sono convinto della reale utilità di queste commissioni sulla riconciliazione, il più delle volte fanno comodo ai responsabili di massacri di farla franca e non assumersi le proprie responsabilità. Ci manca solo che lo facciano qui in Italia così quelli delle Brigate Rosse possono tornarsene in Italia. Siamo seri per cortesia.

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