Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Congo, ordine Onu ai caschi blu: sparare se i ribelli avanzano a Goma

Ai ‘caschi blu’ della Monuc, la Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo, è stato impartito l’ordine di sparare contro i ribelli del generale rinnegato Laurent Nkunda, e non solo, se costoro riprenderanno l’avanzata su Goma, lo strategico capoluogo della provincia orientale congolese del Nord Kivu, che assediano dalla settimana scorsa. Lo ha annunciato Alain le Roy, sottosegretario generale dell’Onu con delega per le Operazioni di Pace, che si trova in città

«Qualora gruppi armati scegliessero di entrare a Goma, di chiunque possa trattarsi, l’ordine è di aprire il fuoco su di loro», ha ammonito le Roy.
«Se cercassero di farlo le regole d’ingaggio delle nostre truppe, sulla base del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, sono sufficientemente chiare». Venerdì scorso gli insorti del Cndp, il Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo guidato da Nkunda, hanno proclamato il cessate-il-fuoco dopo aver sconfitto le forze regolari di Kinshasa. Da ieri però sono impegnate in combattimenti con le cosiddette milizie di auto-difesa Mai-Mai, in particolare con la formazione chiamata ‘Parecò, e con guerriglieri ruandesi di etnia hutu, tutti alleatisi con i governativi congolesi.
Da 48 ore i collaboratori del generale disertore insistono sul fatto che le loro unità «continuano a rispettare la tregua», ma accusano le autorità di averla «violata», e minacciano pertanto di «riprendere la guerra». La replica è venuta da un portavoce della Monuc, Madnodje Mounoubai, secondo cui non risulta un coinvolgimento diretto delle truppe congolesi negli scontri e dunque, ha puntualizzato, «la mia interpretazione è che il cessate-il-fuoco tiene».
Mounoubai ha aggiunto che «un distaccamento di ‘caschi blu’ è stato inviato a interporsi tra i contendenti, così da fermare le ostilità». Goma è difesa soprattutto da soldati uruguayani e indiani che, insieme a pakistani, nepalesi, sudafricani e militari del Bangladesh, costituiscono il fulcro del contingente multinazionale, con i suoi quasi diciassettemila uomini il più ingente mai dispiegato nella storia dell’Onu. La battaglia in corso da 48 ore alle porte di Rutshuru e del villaggio di Kiwanja, un’ottantina di chilometri a nord del capoluogo, ha costretto diverse organizzazioni umanitarie a sospendere le operazioni di soccorso e assistenza, rendendo ancora più penose le condizioni in cui si trovano gli sfollati, oltre centomila civili in fuga e bisognosi di tutto.