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Congo, Onu: strage di civili e stupri etnici. Chiesto cessate fuoco immediato

Una equipe dell’Onu sta indagando sulla violazione dei diritti umani a Kiwanja, nell’est del Congo, epicentro degli scontri armati tra ribelli e forze filo-governative. «Una equipe della missione Onu nella Repubblica del Congo (Minuc), che include rappresentanti della sezione diritti umani, è partita in elicottero diretta a Kiwanja», ha reso noto la portavoce della Minuc a Kinshasa, Matlodje Munubai. Ieri l’organizzazione umanitaria internazionale Human Rights Watch (Hrw) ha denunciato il massacro di almeno 20 persone da parte dei ribelli congolesi guidati da Laurent Nkunda e delle milizie filo-governative Mai Mai nel corso dei combattimenti per il controllo della città di Kiwainja e della vicina Rutshuru.

Le nazioni Unite temono una ondata di violenze sessuali nel Nord Kivu, la provincia del nord-est della Repubblica democratica del Congo flagellata dal conflitto tra truppe-filogovernative e ribelli. «Da gennaio a settembre sono stati 3.500/4000 al mese. Decine di migliaia di donne sono a rischio in un Paese dove lo stupro è un’arma di guerra», ha detto la portavoce dell’Ufficio per gli affari umanitari (Ocha), Elysaneth Byrs, riportando i dati dell’organizzazione non governativa Care, partner dell’Onu.
Intanto al summit internazionale dei capi di stato africani sulla crisi di Nairobi, in Kenya, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha detto che «il conflitto rischia di estendersi alla regione dei Grandi laghi africani» e che «la comunità internazionale non lo può permettere». Al termine del Summit è stato chiesto un cessate il fuoco immediato