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Suore rapite, massicce operazioni polizia keniana

Massicce operazioni di polizia ed esercito keniano sono in corso nell’area di Elwak, 1.500 km a nord est di Nairobi, a cavallo col confine somalo, il piccolo villaggio dove nella notte tra domenica e lunedì sono state rapite due suore italiane ed anche – sembra – due civili da gruppi di uomini armati, almeno una trentina, provenienti dalla Somalia, dove poi le persone sequestrate sembra siano state trasferite.
Fonti concordi, riprese anche dall’edizione on line dell’ attendibile network somalo Shabelle, segnalano che nell’area ci sono moltissimi poliziotti e soldati che stanno operando su vasta scala, in collaborazione con gli ‘elders’, letteralmente gli anziani, quelli cioè che contano sul territorio, che lì è del tutto arido, di fatto desertico.

Le stesse fonti segnalano che l’esercito avrebbe anche compiuto incursioni in Somalia (in realtà non c’è vero confine, anche se formalmente Elwak è in Kenya a meno di cinque km dalla Somalia: tutta la popolazione della provincia, peraltro, è somala e musulmana) dove, viene fatto trapelare, sembra abbiano catturato un componente della banda dei rapitori.
Contemporaneamente, nel massimo riserbo, continuano a Nairobi, e non solo, gli sforzi diplomatici, che coinvolgono anche la nunziatura apostolica.

Vescovo locale: sono solo banditi. Dietro il rapimento delle due suore missionarie italiane in Kenya ci sarebbe soltanto "il banditismo pure e semplice": ne é convinto mons. Giorgio Bertin, Vescovo di Gibuti e Amministratore Apostolico di Mogadiscio, capitale della Somalia, intervisto dall’agenzia Fides della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
"Propendo per l’ipotesi del banditismo puro e semplice – spiega mons. Bertin. Infatti nell’area vi sono fuorilegge che compiono soprattutto razzie di bestiame. Penso che analogamente ai pirati somali, che agiscono lungo le coste, alcuni banditi hanno deciso di rapire occidentali per ottenere dei riscatti".
Il vescovo spiega di conoscere bene la zona del Kenya al confine con la Somalia e le due suore rapite. "Circa 8 anni fa, prima di essere trasferito a Gibuti, infatti, svolgevo la mia opera in quella zona del Kenya. Si tratta di una zona piatta, desertica, dove la frontiera é praticamente ignorata da tutti sia perché i controlli sono inesistenti sia perché le popolazioni locali sono somale" ricorda Mons. Bertin. La settimana scorsa, in quella zona, sono stati rapiti 4 operatori umanitari europei e i due piloti keniani che li accompagnavano in una località al confine con l’Etiopia.
Per il vescovo, "vi possono essere due altre ipotesi, che giudico però meno probabili. La prima: i rapitori sono estremisti islamici che, come avvenuto di recente, vogliono colpire la presenza occidentale e cristiana. La seconda invece fa riferimento al fatto che nella zona sono presenti due clan somali, che sono in lotta tra di loro per il controllo delle scarsissime risorse locali. Può darsi che con il rapimento delle due religiose uno dei due clan volesse attirare l’attenzione delle autorità keniane sulle proprie esigenze. La polizia keniana inoltre aveva compiuto la settimana scorsa un raid per sequestrare le armi illegalmente detenute dai clan. Può darsi che qualcuno si sia irritato.
Comunque propendo per l’ipotesi del banditismo".