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Congo, l’Onu manda altri 3mila caschi blu

I ribelli congolesi usano i cadaveri dei soldati per bloccare le strade. Questa mattina, i corpi di due militari, uccisi negli scontri scoppiati ieri a nord di Goma, giacciono al centro della strada accanto a un posto di blocco dei ribelli, situato a pochi chilometri dal campo sfollati di Kibati. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu dovrebbe esprimersi entro la fine del mese sulla richiesta di inviare altri 3.000 uomini nella Repubblica democratica del Congo, dove sono già dispiegati 17.000 caschi blu.

Entrambi i corpi indossano l’uniforme verde e le fasce blu dell’esercito. Uno dei due ha un foro di proiettile nella fronte.I civili li superano con passo nervoso. Uno di loro, un ragazzo di 18 anni, racconta di aver trascorso la notte in un campo di banane a causa dei combattimenti. "Siamo passati davanti ai cadaveri e i ribelli ci hanno detto: ‘Cosa guardate?’ – ha raccontato – non abbiamo risposto. Abbiamo continuato ad andare".
A pochi chilometri di distanza, migliaia di persone si sono messe in fila per ricevere gli aiuti distribuiti dal Comitato internazionale della Croce rossa. Si tratta di un kit di aiuti composto da coperte, secchi, sapone, zappa e utensili per cucinare, stando a quanto precisato da un funzionario della Croce rossa, Abdallah Togola.
Onu. "Un rapporto del Segretario generale verrà diffuso la prossima settimana, per una decisione da prendere entro la fine del mese", ha detto il capo delle operazioni di peacekeeping Onu, Alain Le Roy. La prossima riunione del Consiglio di sicurezza è fissata per il 26 novembre. Ieri, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha lanciato un appello alla tregua nella zona orientale della Repubblica democratica del Congo, denunciando la situazione "sempre più disperata" in cui si trovano "almeno 100.000 profughi".
Da parte sua, Le Roy ha riferito al Consiglio di Sicurezza sulla visita condotta la scorsa settimana in Congo, spiegando le misure di ridispiegamento dei caschi blu nell’est del Paese, dove sono in corso da settimane scontri tra truppe governative e i ribelli guidati da Laurent Nkunda. Le Roy ha precisato che il 95% della forza di pace è oggi presente nell’est, con 5.800 uomini nel Nord-Kivu e altri 3.500 nel Sud-Kivu. "La priorità è difendere Goma", ha detto, sottolineando come il mandato Onu sia sufficientemente chiaro nell’autorizzare i paecekeeper a respingere con la forza un eventuale attacco dei ribelli.
Riguardo alla richiesta di altri 3.000 uomini, avanzata fin dall’inizio di ottobre dall’inviato speciale Onu in Congo, Alan Doss, Le Roy ha detto alla stampa che "l’atteggiamento (del Consiglio di sicurezza) sta cambiando a favore di un rafforzamento del numero delle truppe della Monuc". Tuttavia, l’Ambasciatore britannico all’Onu, John Sawers, ha espresso più cautela, ricordando come l’Onu sia chiamata a rispondere a diverse crisi, oltre a quella in Congo, quali in Darfur, in Somalia e in Ciad: "Il mondo non dispone di una riserva illimitata di caschi blu".
Angola invierà truppe. L’Angola invierà truppe nella Repubblica democratica del Congo, dove i combattimenti tra le forze governative e i ribelli guidati dall’ex generale Laurent Nkunda hanno costretto alla fuga almeno 250.000 persone. L’annuncio è stato dato dal Sottosegretario agli Esteri di angolano, Georges Chicoty, senza però precisare il tipo di missione né quanti uomini saranno inviati.
Domenica scorsa, i leader dell’Africa australe hanno espresso la loro disponibilità a inviare truppe a sostegno del governo di Kinshasa. Nkunda aveva fatto subito sapere di essere pronto a combattere anche contro le truppe africane.
Chicoty ha fatto l’annuncio alla radio nazionale angolana, dopo aver partecipato a un incontro a Bruxelles con i ministri degli Esteri dell’Unione europea.
Giornalisti dell’Associated Press hanno già visto in Congo militari che parlano portoghese, con spillette dell’Angola sui berretti verde. Tuttavia, le Nazioni Unite avevano dichiarato di non aver trovato conferme indipendenti della loro presenza in Congo. La partecipazione di truppe angolane rischia di far estendere il conflitto oltre i confini del Congo.