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Congo, leader ribelli accetta tregua Onu, ma gli scontri continuano

Il leader dei ribelli tutsi congolesi, Laurent Nkunda, ha incontrato domenica l’inviato dell’Onu Olusegun Obasanjo, ex presidente della Nigeria, e al termine del colloquio ha dichiarato di accettare il piano di pace delle Nazioni Unite, che prevede un cessate il fuoco immediato e l’apertura di un corridoio umanitario per portare aiuto al quarto di milione di profughi e alla popolazione civile. Ma anche oggi nel Nord Kivu i suoi ribelli hanno continuato ad affrontare le truppe del governo in una battaglia a colpi di razzi e mortaio nei dintorni del villaggio di Ndeko, 110 chilometri a nord del capoluogo Goma.

Al termine del colloquio con Obasanjo, durato un paio d’ore a Jomba, località alle pendici dei monti Virunga, Nkunda, i cui ribelli tengono sotto scacco il Nord Kivu, ha annunciato quella che sembra una svolta: «Siamo d’accordo», ha detto, facendo riferimento alle tre condizioni volute dall’Onu: la sospensione immediata delle ostilità, l’apertura d’un corridoio umanitario, la creazione di un organismo tripartito (ribelli-governo-Onu) per vigilare il rispetto della tregua.
«Noi – ha detto Nkunda ai giornalisti – vogliamo contattare la controparte (il governo del presidente Joseph Kabila, ndr) per arrivare a una tregua», aggiungendo che da parte sua continuerà a rispettare il cessate il fuoco proclamato unilateralmente dal suo movimento il 29 ottobre e chiedendo a Obasanjo di riferire al presidente Kabila, di sospendendo le ostilità. Inoltre, «abbiamo dato i nostro consenso ad aprire un corridoio umanitario».
«Appoggiamo la sua missione. (Obasanjo) ha l’appoggio della comunità internazionale…noi siamo con lui e faremo la nostra parte perchè si arrivi alla pace», ha detto il «generale» dei ribelli, che per l’ occasione indossava un abito grigio chiaro e un bastone dal pomello d’argento a forma di aquila.
«Oggi è per noi un gran giorno – ha concluso – abbiamo un messaggio di pace. Dobbiamo ora lavorare per questa missione di pace».
E Obasanjo, inviato dall’Onu per impedire che il conflitto nella Repubblica democratica del Congo degeneri in una nuova guerra civile come quella del 1998-2003, che risucchiò sei Paesi africani, e che ieri ha incontrato il presidente del Congo, Joseph Kabila, ha detto da parte sua che il colloquio con il capo ribelle tutsi è andato «molto bene». Ma ha anche parlato dei paletti piantati da Nkunda, che, ha detto non vuole una forza di peacekeeping di caschi blu nel suo Paese. «Nkunda vuole mantenere la tregua, ma è come quando si balla il tango: bisogna essere in due».