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Congo, militari attaccano campo profughi

Testimoni accusano i soldati congolesi di aver saccheggiato la scorsa notte il campo sfollati di Kibari, a nord di Goma, e di aver aperto il fuoco, uccidendo con un proiettile vagante una donna. Stando al racconto di Patrice Sebahunde, i soldati sono andati casa per casa e tenda per tenda chiedendo soldi sotto minaccia delle armi, rubando cibo, vestiti e secchi di plastica. Molti oggetti sono stati consegnati ai civili nei giorni scorsi dalle agenzie umanitarie.

Circa 250.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa della ripresa delle ostilità, alla fine di agosto, tra le truppe governative e i ribelli guidati dall’ex generale Laurent Nkunda nella provincia orientale del Nord-Kivu.
Oltre 60.000 persone sono ospitate oggi nel campo sfollati di Kibati, a nord di Goma, capoluogo del Nord-Kivu.
Nella serata di ieri, i militari congolesi hanno fermato un convoglio delle Nazioni Unite a un posto di blocco creato alle porte del campo e hanno arrestato 23 uomini che si trovavano a bordo, accusandoli di esseri ribelli. Il portavoce dell’Onu, colonnello Jean-Paul Dietrich, ha dichiarato che 10 di loro erano ribelli che si erano arresi alle Nazioni Unite e che dovevano essere consegnati oggi alle forze armate, "ma a causa dell’incidente abbiamo deciso di consegnarli lì al momento".
Sempre ieri, migliaia di sfollati di Kibati hanno lanciato pietre contro i mezzi delle Nazioni Unite, accusate di non proteggerli. "Non siamo soddisfatti di quello che le Nazioni Unite stanno facendo qui – ha detto Boyazo Ruzuba, 29 anni, rifugiato a Kibati – prima che arrivassero i peacekeeper, avevamo la pace. Ora non abbiamo pace. Stanno aiutando i ribelli". La scorsa settimana, il Consiglio di sicurezza Onu ha approvato l’invio di altri 3.000 caschi blu in Congo, al fianco dei 17.000 già presenti sul terreno.