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Inferno Somalia, Onu chiede aiuti di emergenza

Il Sottosegretario Onu per gli Affari umanitari, John Holmes, ha lanciato un appello alla comunità internazionale per la Somalia: "Ci appelliamo alla comunità internazionale per avere 646 milioni di dollari per gli aiuti di emergenza – afferma in un comunicato – finora, le agenzie hanno ricevuto 418 milioni".
Holmes ricorda i danni causati all’agricoltura dalla siccità che ha colpito molte regioni del Paese. "Questo è il terzo anno consecutivo che alcuni agricoltori hanno visto il loro prezioso raccolto avvizzire nei campi aridi – scrive – le loro riserve di denaro, cibo, bestiame e semi si sono esaurite tanto tempo fa.
Nel frattempo, l’iperinflazione ha determinato aumenti del 700% del prezzo di alcuni generi di prima necessità e altri prodotti.

Questi eventi da soli sarebbero sufficienti a minacciare gran parte delle famiglie, mentre i civili somali devono anche far fronte agli scontri tra il governo e i suoi alleati e tra vari gruppi anti-governativi".
"Per oltre un milione di somali, uno su sette, sopravvivere agli ultimi tragici eventi della storia del loro Paese ha significato abbandonare tutto e rifugiarsi in uno dei campi per sfollati spuntati nel Paese. Solo nel mese di settembre – sottolinea – sono stati circa 97.000 ad abbandonare le loro case. Altri hanno percorso centinaia di chilometri per raggiungere i campi profughi oltre il confine con il Kenya, dove oggi arrivano ogni mese almeno 5.000 nuovi profughi somali". Centinaia di altri civili tentano la pericolosa traversata del Golfo di Aden, per raggiungere lo Yemen, e molti perdono la vita durante il viaggio.
Oggi, la Somalia è, insieme all’Afghanistan, uno dei posti più pericolosi dove portare aiuti. Holmes ricorda, infatti, che dall’inizio dell’anno 29 operatori umanitari, soprattutto somali, sono stati uccisi, mentre altri 25 sono stati sequestrati. Sedici di loro sono tuttora in mano ai loro sequestratori. "Prendendo di mira le agenzie umanitarie, i miliziani cercano di colpire la comunità internazionale – scrive – ma le vere vittime di questi attacchi sono i bisognosi, come il 35% dei bambini somali che oggi soffre di malnutrizione, e le migliaia di loro che muoiono per malattie che gli operatori umanitari potrebbero facilmente prevenire; le donne somale, molte delle quali muoiono di parto più che in qualsiasi altra parte del mondo; gli sfollati, che si accalcano in campi dove mancano igiene e ripari".
"Questi attacchi orribili lanciati da un gruppo di somali stanno tenendo l’intero paese in ostaggio – denuncia – e lancio di nuovo un appello, con la tutta la forza di cui sono capace, perchè sia rispettata la neutralità e l’indipendenza degli operatori".
Nonostante tante difficoltà, però, le agenzie umanitarie sono riuscite quest’anno a consegnare cibo sufficiente per due milioni di persone, garantendo a 80.000 civili di Mogadiscio almeno un pasto caldo al giorno. "Questi risultati mostrano sia la determinazione dei somali a sopravvivere, sia l’impegno degli operatori umanitari che rischiano ogni giorno la loro vita per fare la differenza".
"Gli aiuti umanitari non sono la soluzione per i problemi del Paese – conclude Holmes – ma dimostrano l’impegno del mondo verso la Somalia per il tempo che sarà necessario, fino a quando non riusciremo a trovare una via di uscita. Se il popolo somalo riesce ancora a trovare la forza per combattere in difesa della propria vita, il resto del mondo non può certamente mollare".