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Etiopia: ritiro da Somalia entro fine anno

L’Etiopia annuncia all’Unione africana (Ua) e all’Onu che le sue truppe saranno completamente ritirate dalla Somalia «entro la fine dell’anno». Ma l’Onu frena, sostenendo che la comunità internazionale dovrà discuterne con l’Etiopia, sia pure «senza perder tempo».
«Il ministro degli esteri, Seyum Mesfin, ha detto che l’Etiopia ha deciso di ritirarsi entro la fine dell’anno», ha detto oggi un portavoce, manifestando l’intenzione dell’Etiopia di porre fine all’intervento militare in Somalia iniziato ufficialmente alla fine del 2006, sulla spinta di una presunta minaccia per l’Etiopia rappresentata dagli estremisti islamici che controllano una parte della Somalia.

A stretto giro ha risposto il rappresentante speciale dell’Onu per la Somalia, Ahmed Ould Abdallah, chiedendo che abbia luogo una discussione con l’Etiopia sul ritiro che coinvolga i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, in quanto «il nostro interesse è la stabilità in Somalia» e agli etiopici «va dato tutto l’appoggio necessario per evitare un vuoto di sicurezza».
Gli osservatori stimano che senza il sostegno delle truppe etiopiche il debolissimo Governo Federale di Transizione somalo non resisterebbe alla pressione dei fondamentalisti islamici che controllano gran parte del paese.
Il corpo di spedizione etiopico in Somalia, i cui effettivi non sono stati mai precisati ma che viene stimato in oltre 3 mila uomini, serve in particolare come forza di protezione della missione di pace africana (Amisom), dispiegata a Mogadiscio.
L’Amisom comprende contingenti militari di Burundi e Uganda per un totale di 3.400 uomini, mal equipaggiati e presenti solo nella capitale Mogadiscio dal marzo 2007.
Un mese fa è stato firmato a Gibuti -sotto l’egida dell’Onu- un accordo di pace che prevedeva il cessate il fuoco dal cinque novembre, e l’avvio del raggruppamento, e quindi del ritiro, delle truppe etiopiche dal 21, da completarsi entro 120 giorni.
Come altri precedenti, l’accordo è rimasto lettera morta: gli islamici hanno infatti respinto l’intesa del governo con le opposizioni somale moderate. Sprezzanti, gli ‘Shabaab’, gioventù in arabo, gruppo che egemonizza l’insurrezione sul campo, ritenuto il braccio armato somalo di al Qaida, hanno fatto sapere che per loro la via negoziale non esiste.