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Aids, Africa subsahariana resta area più colpita

L’Africa subsahariana, con il 67% delle persone affette dall’Hiv nel mondo e il 75% dei decessi nel 2007, resta di gran lunga la regione più colpita dall’Aids, secondo l’ultimo rapporto dell’UnAids pubblicato a fine luglio.
Circa 22 milioni di persone – pari al 5% della popolazione – vivevano con l’Hiv nell’Africa subsahariana nel 2007. Paese per Paese, la maggior parte delle epidemie sembrano essersi stabilizzate, ma ad un livello elevato, particolarmente nell’Africa australe dove nel 2007 sono stati registrati il 38% dei decessi mondiali.

E’ nello Swaziland, con una incidenza del 26% negli adulti, che il tasso dell’infezione è il più elevato del mondo. Ma il Sudafrica conta il più gran numero di persone infettate nel pianeta: circa 5,7 milioni. In questo Paese, principale potenza economica del continente, l’incapacità delle autorità a fornire ai pazienti i farmaci adatti ha causato la morte di 365.000 persone fra il 2000 e il 2005, secondo un recente studio dell’università di Harvard.
In Mozambico l’epidemia continua ad aumentare mentre nello Zimbabwe il calo delle infezioni da Hiv è "particolarmente significativo", secondo UnAids, con per esempio un calo dal 26% di sieropositività fra le donne incinte nel 2002 al 18% nel 2006.
Si osservano inoltre dei comportamenti sessuali meno a rischio. I rapporti eterosessuali restano una causa dominante della contaminazione in Africa subsahariana.
Infine, sembra che in Burkina Faso, in Costa d’Avorio e in Benin, si assista a iniziali cambiamenti di comportamento con un forte aumento dell’utilizzo del preservativi con partner occasionali. In Senegal, dove da oggi pomeriggio prende ufficialmente il via la 15esima Conferenza internazionale sull’Aids e le malattie sessualmente trasmissibili in Africa (Icasa) l’incidenza è da 20 anni inferiore all’1%.
L’Africa, il continente più colpito dall’Aids, si è ritrovato oggi a Dakar in occasione della 15 esima Conferenza internazionale sull’Aids e le infezioni sessualmente trasmissibili in Africa (Icasa), per fare il punto su un ventennio di lotta contro l’epidemia mentre la crisi economica mondiale fa temere un calo dei finanziamenti occidentali.
A margine della conferenza, che proseguirà fino a domenica, la premio Nobel 2008 per la medicina, la ricercatrice francese Francoise Barre-Sinoussi, ha manifestato i suoi "timori" a questo riguardo. "Come la maggioranza delle persone, ricercatori, clinici, tutti temiamo le conseguenze della crisi economica, in particolare per l’impegno finanziario dei Paesi a favore del Fondo mondiale" per l’Aids, la tubercolosi e la malaria, ha detto Barre-Sinoussi. "Sappiamo che da parte francese, per i prossimi tre anni gli impegni sono stati presi e che saranno rispettati.
Per gli altri Paesi, ancora non sappiamo", ha aggiunto in una intervista all’Afp.
Grazie alla solidarietà Nord-Sud, grandi progressi sono stati fatti negli ultimi anni nell’Africa sub-sahariana, dove vive il 67% dei 33 milioni di persone affette del virus nel mondo. "E’per mezzo degli aiuti internazionali che in questi ultimi cinque anni abbiamo assistito a dei grandi progressi quanto all’accesso alle cure e ai trattamenti per i Paesi a risorse limitate, in particolare in Africa", ha sottolineato.
Responsabili della Banca mondiale hanno in parte confermato questi timori, anticipando un "periodo molto difficile e pieno di sfide", secondo Elizabeth Lule, responsabile del programma Hiv/Aids in Africa per l’istituzione finanziaria. Lule ha citato altre gravi crisi umanitarie che necessitano di aiuti finanziari internazionali importanti come nel Darfur (Sudan), nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) e in Zimbabwe. "Penso che si tratterà di vedere se i donatori e i governi africani saranno capaci di gestire queste priorità concorrenti mantenendo la risposta contro l’Hiv/Aids", ha dichiarato davanti ai 5.000 delegati della conferenza.
Ma per René Bonnel, economista alla Banca mondiale, nuovi donatori possono essere chiamati a contribuire, come la Cina, la Corea del Sud e il Giappone, Paesi che non sono stati ancora approcciati per finanziare la lotta all’Aids.
Da parte sua, la Francia, secondo contributore del Fondo mondiale per l’Aids, la tubercolosi e la malaria, manterrà i suoi impegni finanziari nonostante la crisi economica mondiale, ha assicurato il portavoce del ministero degli Esteri francese, Eric Chevallier. "La crisi mette una pressione molto forte, non vi è alcun dubbio. Ma la Francia resterà uno dei maggiori attori del finanziamento alla lotta contro l’Aids", ha dichiarato il portavoce ai giornalisti nella capitale senegalese. "Versiamo 300 milioni di euro all’anno per tre anni – ovvero 900 milioni per i prossimi tre anni – per il Fondo mondiale", ha proseguito.
Oggi, diverse centinaia di persone avevano partecipato a Dakar a una marcia per mobilitare le popolazioni alla lotta contro l’Aids e ricordare ad americani ed europei i loro impegni finanziari.