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Colera in Zimbabwe, militari disperdono protesta medici e sindacati. Aumentano vittime. Paese al collasso

Agenti di polizia in assetto anti-sommossa hanno disperso diversi gruppi di manifestanti ad Harare. Stando a quanto riferito da testimoni, i dimostranti sono medici e infermieri, alcuni in divisa, insegnanti e membri dei sindacati. Almeno sei persone sono state portate via dalla polizia. Protestano anche i soldati contro i cambia valute che non riescono più a cambiare lo stipendio con i soldi che non valgono niente. Carta. E per Natale Mugabe ha tolto le imposte sui beni di prima necessità. Il Paese è al collasso.

Attivisti per i diritti umani hanno denunciato l’arresto di un loro collega, avvenuto questa mattina nella sua abitazione. Nello Zimbabwe continua a crescere il numero dei morti per l’epidemia di colera: sono 565, mentre i contagiati sono oltre 12.500, secondo i dati forniti dall’Ufficio per gli affari umanitari dell’Onu.
L’epidemia, cominciata all’inizio dell’anno, da settembre si è estesa a nove delle dieci province del Paese e le zone più critiche sono quelle dei distretti della capitale Harare, Budiriro (l’epicentro) e Glen View. Ma è emergenza anche a Beitbridge, città di frontiera con il Sudafrica. Le cause sono il collasso della rete fognaria di Harare e all’inefficienza del sistema di distribuzione di acqua potabile. 
I sindacati appoggiano un vasto movimento di massa che preme sul governo perché intervenga per risolvere la crisi economica e sanitaria del Paese. Oggi, l’Onu ha riferito di 565 morti per il colera. Sono oltre 12.000 i casi registrati dalla fine di agosto.

Per Natale sospese imposte su beni prima necessità. Il governo dello Zimbabwe ha deciso di sospendere le imposte sui beni di prima necessità in vista delle festività di Natale e Capodanno. Lo riferisce oggi il quotidiano filo-governativo The Herald, precisando che molti beni "oggi sono fuori dalla portata di molti, a causa dei prezzi elevati".
"E’ imperativo per il governo intervenire e difendere i consumatori dalla scarsità di cibo – ha detto il governatore della Banca centrale, Gideon Gono – e io sono convinto che questo sia il miglior regalo di Natale che possiamo fare ai consumatori per le festività".
Cinque milioni di persone, quasi metà della popolazione dello Zimbabwe, hanno oggi bisogno di aiuti alimentari per sopravvivere, secondo stime Onu, a causa della grave crisi economica in cui versa il Paese. A luglio il tasso di inflazione annuo si è attestato su 231 milioni per cento, mentre quello di disoccupazione è attorno all’80%

Protesta dei soldati che non riescono a cambiare lo stipendio. L’esercito dello Zimbabwe ha annunciato provvedimenti contro i soldati che due giorni fa hanno aggredito dei cambiavalute clandestini ad Harare, scontrandosi poi con la polizia e saccheggiando diversi negozi. Stando a quanto dichiarato dal ministro della Difesa Sydney Sekeramayi, citato oggi dal quotidiano filo-governativo The Herald, sono state avviate indagini su quanto accaduto lunedì scorso nel centro di Harare.
Il quotidiano parla di circa 100 soldati che, non essendo riusciti a ritirare i loro stipendi in diverse banche della città, hanno aggredito i cambiavalute, accusandoli di essere i responsabili della penuria di liquidità nel Paese. Il ministro ha puntato il dito contro "militari indisciplinati delle forze della difesa", accusandoli dei disordini avvenuti negli ultimi cinque giorni nella capitale. "Diverse proprietà sono state danneggiate, gente innocente ferita, denaro e proprietà derubati – ha proseguito – queste azioni sono inaccettabili, deplorevoli, riprovevoli e criminali".
Il traffico di valute straniere è permanente in Zimbabwe dove a luglio l’iperinflazione ha superato i 231 milioni per cento e dove il tasso di disoccupazione raggiunge l’80%. Le restrizioni della moneta locale, il dollaro dello Zimbabwe, provocano file interminabili davanti alle banche, con alcuni clienti che vi dormono davanti per essere sicuri di poter ritirare del denaro. A settembre, la Banca centrale aveva autorizzato alcuni negozi a vendere in valuta straniera per tentare di fronteggiare l’insufficienza della divisa locale.