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Somalia: Etiopia si ritira. Avanzano islamici. Fallito Piano Usa

L’Etiopia entrò in Somalia due anni fa per deporre l’Unione delle Corti islamiche e impedire che il Paese del Corno d’Africa fungesse da base per il terrorismo internazionale di matrice islamica, ma l’attuale situazione sul terreno dimostra invece che l’intervento militare di Addis Abeba, sostenuto dagli Stati Uniti, ha rafforzato proprio gli elementi più estremisti delle Corti, alimentando la jihad somala, che oggi sembrano prossimi ad assumere il potere.

La responsabilità di questa situazione non ricade solo sull’Etiopia, scrive il Ft, ma sulle "potenze occidentali che, bruciate dall’intervento in Somalia dei primi anni ’90, si sono dimostrate riluttanti a sostenere l’invio di una massiccia operazione di pace che avrebbe consentito agli etiopi di ritirarsi". Se c’è ancora una speranza, conclude il quotidiano britannico, è da riporre nei somali, perchè diano vita a un fronte compatto contro una forma di estremismo islamico che loro stessi disapprovano, e nei paesi islamici.
In Somalia sono presenti dall’inizio del 2007 anche i militari della missione di pace dell’Unione africana (Amisom), che avrebbe dovuto comprendere 8.000 soldati e che oggi conta solo 3.500 militari di Burundi e Uganda. L’annuncio del ritiro delle truppe etiope di fatto sollecita l’Unione africana a trovare nuove truppe da inviare in Somalia. Fonti militari ugandesi, interpellate da Voice of America, ritengono che a Mogadiscio le condizioni di sicurezza siano tanto precarie da richiedere l’invio di altri 17.000 uomini.

Addis Abeba ha annunciato nei giorni scorsi il ritiro completo delle sue truppe entro la fine dell’anno. Privo del sostegno militare etiope, scrive oggi la Bbc, il governo di transizione somalo non potrà che cercare rifugio a Baidoa o, più probabilmente, cesserà di esistere. In gran parte del Paese, infatti, il governo è tale solo a parole, perchè di fatto, l’esecutivo non è riuscito a conquistare sostegno popolare e legittimità, favorendo così l’opposizione islamica più radicale del gruppo al Shabab (giovani). Negli ultimi mesi, i miliziani hanno assunto il controllo delle città di Chisimaio e Merca, e oggi controllano gran parte della zona meridionale del Paese.
Il movimento al Shabab è nato dall’Unione delle Corti islamiche, ma oggi si oppone all’opposizione islamica fuggita dalla Somalia all’arrivo degli etiopi e che ha sede a Gibuti. Opposizione ribattezzata Alleanza per la ri-liberazione della Somalia e protagonista negli ultimi mesi di un negoziato con il governo, conclusosi con la firma di un accordo che prevede il ritiro delle truppe etiopi dalla Somalia. Lo stesso movimento al Shabab non è un’organizzazione monolitica e molti somali temono un loro eventuale insediamento al governo. Elementi più estremisti degli Shabab sono infatti responsabili della lapidazione di una bambina di 13 anni, avvenuta nelle scorse settimane a Chisimaio, di frustrate in pubblico e molti fanno circolare voci su presunte decapitazioni. I somali guardano oggi ai sei mesi di governo delle Corti islamiche come all’età dell’oro.
Gli Shabab sono stati spesso accusati di legami con le organizzazioni terroristiche internazionali. Oggi, il Financial Times parla esplicitamente di una "jihad somala", riferendo di guerriglieri delle isole Comore, di Zanzibar e del Pakistan che hanno aderito alla guerriglia nel Paese africano. "L’intervento etiope ha rafforzato gli estremisti che Stati Uniti e le altre potenze occidentali, contro il parere espresso allora dai principali esperti, speravano invece che contenesse". Il giornale della City parla di uno "scenario simile ad Afghanistan e Iraq" per quanto avvenuto negli ultimi due anni. Proprio la presenza etiope ha rafforzato i miliziani Shabab, ha tenuto insieme la vasta coalizione che compone l’Alleanza per la ri-liberazione della Somalia e ha consentito a opposizione e governo di raggiungere un accordo, sul suo ritiro.
Oggi, il suo rimpatrio rischia di riaccendere gli scontri tra i somali e di mettere in pericolo "non solo i somali che soffrono già da tempo e le cui sofferenze sono raramente ricordate, ma anche il mondo". "Se la milizia degli Shabab riuscirà a cogliere l’opportunità di conquistare ancora più terreno – continua il Ft – riusciranno a trasformare la Somalia nella base di quel terrorismo internazionale che gli Stati Uniti temevano stesse risorgendo nel 2006, sebbene allora fossero poche le prove a sostegno".