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Africa, le ong bocciano i tagli della Finanziaria

La prossima Finanziaria riduce del 56% le risorse, già basse, destinate ai programmi di cooperazione italiana con i Paesi in via di sviluppo. Un taglio che mette in grosse difficoltà tutto l’universo delle ong. Se ne è parlato alle Giornate dell’Interdipendenza, che quest’anno si sono svolte a Firenze, e che avevano al centro dei programmi l’Africa. “Conosciuta, sconosciutissima Africa”. Immenso continente simbolo delle contraddizioni occidentali. “Un continente impoverito, non povero”, come bene ha spiegato Giulio Albanese, fondatore di Misna. “Vergogna per tutto l’Occidente”, secondo Honorat Aguessy, sociologo del Benin. Continente, in ultimo, come recita l’Appello per l’Africa diffuso dai promotori al termine dei lavori, “che ha potenzialità enormi che devono essere sostenute dal coraggio del cambiamento, da un impegno politico incisivo che cambi l’ordine delle priorità, che ponga al centro dell’agenda politica internazionale scelte concrete di lotta a una condizione inaccettabile, attraverso l’affermazione di modelli di sviluppo più solidali e sostenibili”. Parole che cadono nel vuoto. In un panorama nazionale desolante. Dove prevale l’egoismo sociale. A partire dai tagli già accennati della Finanziaria alla cooperazione. Amaro il commento di Matteo Zuppi, responsabile dei progetti africani della Comunità di Sant’Egidio: “Il nostro Governo con “la Finanziaria” ha tagliato del 56% gli aiuti alla cooperazione e non c’è stata nessuna reazione. Non c’è stata indignazione. L’Africa non fa notizia”.
Formalmente manca ancora l’approvazione del Senato, ma il testo è oramai definito. Il taglio del 56% significa che resteranno appena 400 milioni di euro di fondi rispetto ai 970 del 2008. Non è tutto. Assieme al taglio dei fondi, c’è anche una misura che riduce del 35% le risorse per il servizio civile volontario, servizio che prevede una quota di volontari all’estero: un’altra stangata sulle possibilità di impegni delle ong italiane nei Paesi in via di sviluppo (Pvs). “E’ una cosa gravissima e senza precedenti” dice Sergio Marelli, presidente dell’Associazione che raggruppa le 160 ong italiane (e anche direttore generale di Focsiv-Volontari nel mondo che conta 61 ong cattoliche).


Le risorse per la cooperazione italiana partono già da un livello basso. Molto al di sotto della media dei Paesi cosiddetti Grandi. Pari allo 0,2% del Pil nel 2008. “Con questo taglio – spiega Marelli – gli aiuti alla cooperazione scenderanno al di sotto dello 0,1% del Pil. Questa decisione allontana per sempre la possibilità di mantenere l’impegno già preso dall’Italia in sede Ue di portare il rapporto Pil/aiuti allo sviluppo allo 0,51% entro il 2010”;Il prossimo anno per i nuovi progetti di cooperazione delle ong italiane nei Pvs ci sarà una disponibilità di appena 10 milioni di euro (nel 2008 sono stati 65 milioni di euro). Le minori risorse pongono problemi di sopravvivenza a diverse ong: “Il contraccolpo più forte, secondo Marelli, sarà su quelle di grandi dimensioni che hanno programmato le loro attività contando sui contributi pubblici”. Una grossa incognita insomma pesa sulle attività delle ong italiane per i prossimi 3 anni considerando che i tagli saranno mantenuti anche nel 2010 e 2011. “Io – spiega Marelli – non accetto la giustificazione del difficile momento economico e della scarsità delle risorse. Non solo per una questione di etica e di lungimiranza politica: perché si viene meno in questo modo a precisi impegni assunti con la comunità internazionale in sede di G-8, e poi perché è il minimo che dovrebbe fare un Paese come l’Italia che si appresta a prendere la presidenza del G-8. Ne faccio anche una questione economica. Penso che un investimento nella cooperazione internazionale anche da un punto di vista economico abbia un vantaggio che è quello dei minori costi rispetto ai costi che dovremo sostenere per affrontare l’inevitabile impennata di migrazioni nel nostro Paese. Lo dice anche la Lega, che fa parte della maggioranza di Governo: “bisogna aiutarli là perché non vengano qui”. Senza risorse inevitabilmente è destinata a cambiare la cooperazione italiana. “Mi chiedo, senza retorica, a cosa serva ormai una Direzione cooperazione allo sviluppo al ministero degli Esteri, senza risorse. I costi per mantenere in vita questa struttura saranno abnormemente superiori a oggi. E per fare cosa? Per gestire pochissime risorse, per arrivare quasi a una paralisi della cooperazione”.
Un taglio così pesante imporrà un ripensamento nelle attività delle ong, che per fortuna, secondo il loro presidente, avendo diversificato le fonti di finanziamento continueranno ad operare: “Circa il 30% delle nostre risorse provengono dall’Ue, il 45% dai privati. Certo è che con l’azzeramento dei contributi italiani occorrerà riprogrammare tutte le nostre attività”.