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Guinea, i golpisti non arretrano: al voto nel 2010

I militari autori del Putsch in Guinea non arretrano e dopo aver annunciato nella notte la formazione di un governo ad interim composto da 32 membri (di cui 26 militari e sei civili) hanno promesso di "organizzare delle elezioni libere a fine dicembre 2010" denunciando la presenza nel paese di "mercenari venuti dai paesi vicini" su richiesta dei generali ancora fedeli al governo.
La situazione rimane tuttavia ancora confusa nel paese: il sostegno dei golpisti nell’esercito è difficile da valutare, la comunità internazionale è preoccupata e ha condannato il Colpo di Stato incruento messo a segno ieri, qualche ora dopo l’annuncio della morte del presidente-generale Lansana Conté. Mercati, stazioni di servizio e grandi magazzini sono rimaste chiuse oggi nella capitale Conakry. Solo alcune botteghe hanno osato aprire, la grande maggioranza della gente preferisce rimanere a casa per il timore di violenze.

I golpisti, che non hanno ancora nominato un capo a causa di dissensi interni, hanno cercato di rassicurare l’opinione pubblica fissando una scadenza della "transizione". "Popolo della Guinea, la presa del potere da parte del tuo esercito è un atto di senso civico che risponde alla volontà di sapere che il popolo è in pericolo", secondo il comunicato letto alla radio nazionale da parte dei golpisti. "Fiero di avere compiuto questa missione, il Consiglio (giunta, ndr) non ha alcuna ambizione di rendere eterno il potere", precisano. "L’unica ragione è la preoccupazione di salvaguardare l’integrità territoriale. Per questo, senza profonda riflessione, il Consiglio si impegna ad organizzare elezioni libere, credibili e trasparenti a fine dicembre 2010", hanno promesso gli autori del colpo di Stato militare. Il mandato del presidente della Guinea Lansana Conté, deceduto lunedì sera, scadeva a fine 2010.
I golpisti, per la prima volta, hanno anche riconosciuto le divisioni interne dell’esercito, vera spina dorsale del regime di Conté. "Alcuni ufficiali continuano a riconoscere (…) la legittimità del mandato dell’Assemblea nazionale". "Una simile comportamento denota una mancaza di rispetto verso il popolo della Guinea che noi difendiamo e proteggiamo incondizionatamente", secondo un altro comunicato letto alla radio nazionale dal capitano-portavoce Moussa Dadis Camara.
Il mandato dei parlamentari sarebbe scaduto già nel 2007, ma le elezioni politiche non si sono tenute allora a causa della profonda disorganizzazione del paese. La Costituzione guineana prevede che alla morte del Capo di Stato sia il presidente del Parlamento ad assumere ad interim la guida del Paese, con il compito di indire nuove elezioni entro due mesi. Nel corso della notte, tuttavia, il capitano Camara ha annunciato la formazione di un governo ad interim composto da 32 membri, di cui 26 militari e sei civili.
A complicare la situazione ci si mettono dei militari ancora fedeli al governo, i quali – hanno denunciato i golpisti – progettano "l’intervento di mercenari venuti dai paesi vicini, che sono già entrati nel paese". "Un simile comportamento non è degno di un cittadino responsabile e che ama la sua patria", hanno attaccato.
Intanto, è cominciata stamattina una riunione d’emergenza del Consiglio di Pace e sicurezza (Cps) dell’Unione africana dedicata alla situazione in Guinea nella sede dell’organizzazione ad Addis Abeba, in Etiopia.