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Viaggio in Cameroun / 5. Da Douala a Fontem

Al mattino, di primo mattino, la
città è già in movimento. Lungo la strada, di
fronte alla casa che mi ospita, due ragazzi lavano le auto
parcheggiate: è un negozio all’aria aperta di auto usate. Gli
street market, i mercati di strada, caratterizzano il paesaggio
urbano di Douala. In tutta l’Africa è lo stesso. Di solito
sono piccole case, di una stanza, con insegne coloratissime dipinte a
mano, che vendono di tutto. Gli street market sono divisi per
quartiere. Questo è quelle delle auto usate. Più
avanti, nel viale di fronte, c’è quello delle moto, quasi
tutte cinesi. E poi c’è quello coloratissimo, con i carrellini
di ferro a due ruote, e le moto e un grande viavai di gente, dove si
vendono frutta e verdura. Continuando si incontrano negozi di
telefonini, computer e poi, sempre lungo la strada, con una lunga
esposizione all’aperto, quelli che vendono poltrone, divani, armadi
da salotto. Tutte in puro legno africano. Con le stoffe variopinte di
ogni foggia. Zebrate, tigrate comuque a tinte forti.

Un gigantesco cartellone
pubblicitario nel centro di una rotonda molto trafficata reclamizza
l’ultimo tipo di Blackberry arrivato anche qui: “Il telefono per
l’uomo d’affari africano”. Da poco è in vendita anche in
Italia.

Per andare da Douala a Fontem, un
piccolo villaggio in mezzo alla foresta tropicale, luogo d’arrivo del
mio viaggio, ci sono circa 600 chilometri: 560 di strada asfaltata,
gli ultimi 40 di strada – se così si può chiamare –
sterrata. Di terra rossa e di buchi e di polvere che ti entra
dappertutto. Paul, camerunense di Bamenda, ha vissuto diversi anni in
Italia. Un diploma da ragioneriere nel cassetto, la passione per il
ciclismo, lo sguardo fiero, mi accompagna con la jeep a prendere il
pulman. E’ abituato a districarsi nella società camerunense e
nel traffico di Douala. Traffico caratterizzato da interminabili file
di auto sulla strada del litorale vicino al mare. E soprattuto dai
mototaxi, le moto con le quali la gente comune si muove, a poco
prezzo. Ci vanno in tutti i modi su queste moto: in due, in tre, in
quattro persone con un bambino davanti, oppure con le merci caricate
dietro e davanti a mo’ di camion. Ovviamente senza casco. Fa troppo
caldo. “La vita qui è una lotta. Tutti lottano”, dice
Paul. Una lotta per sopravvivere. Il Cameroun è un Paese
relativamente tranquillo. Da più di 20 anni governato  dallo
stesso uomo, il presidentissimo Paul Biya, un presidente eterno. Il
Paese è immobile. Annegato nella corruzione. Se sei legato
alla casta del presidente, se conosci qualcuno, forse riesci ad avere
successo. Altrimenti devi lottare per avere tutto. Il Cameroun è
un paese bilingue: dopo la sconfitta dei tedeschi nella prima guerra
mondiale le colonie tedesche passarono alla Gran Bretagna e alla
Francia. Così oggi qui tutti parlano alla perfezioni inglese e
francese. E sono costretti a studiare, a prendere una o due lauree
nell’attesa (e nella speranza) di trovare un lavoro. Alla fine molti
sono costretti e emigrare.

Il pulman per Dschang, la prima
tappa di oggi, parte dalla periferia di Douala. Mi accompagnerà
Armand, un giovane camerunese che ha appena terminato la scuola di
giornalismo a Douala. La fermata è uno spiazzo in terra
battuta. Terra grigia, polvere e sole. Siamo in anticipo. E Armand
deve ancora arrivare. Siamo assaliti dai venditori di strada. Lo
saremo per tutto il viaggio, a ogni sosta. Le persone che come me
vanno verso Ovest, verso la foresta, verso l’Africa dei villaggi
(dalla città alla campagna, diremmo noi) tornano con le borse
piene. Sono l’unico bianco sul bus. Un puntino bianco in un foglio
nero.

Biagio ieri sera aveva prenotato
per noi due “dei posti speciali”. Si è raccomandato per
telefono con l’agenzia. Ma il bus africano è pieno. L’autista
fa cenno a qualcuno di spostarsi dietro. Escono, magicamente, dal
nulla, due posti.

La vegetazione lungo la strada che
da Sud porta a Ovest è lussureggiante. Si incontrano file
sterminate di alberi di banano, di papaya e di ananas. Tra una
piantagione e l’altra si susseguono piccoli villaggi. E ogni volta la
strada si trasforma in mercato. I dossi sull’asfalto costringono gli
autobus a rallentare. Si fermano quasi. A ogni sosta ci sono donne,
ragazzi, bambini che offrono di tutto. Vendono per poche monete
prodotti locali. Vendono di tutto, papaya pulita, tagliata e pronta
da mangiare in sacchetti di plastica, arachidi, bevande fatte in
casa, manioca, vino di palma. Assalgono ogni auto, ogni bus che
passa. Le mani sui finestrini aperti 

Lo stipendio mensile di un
insegnante a Douala è di 60mila franchi Cfa (franchi degli
Stati del centrafrica). In provincia si guadagna meno. Un biglietto
da 5mila franchi Cfa vale circa 7 euro. Questo vuol dire che un
professore, la classe media diciamo, guadagna più o meno 70
euro al mese.

Nel febbraio del 2008 il Cameroun
per una settimana si è fermato. Bloccato dalle proteste e
dalle violenze per l’aumento del costo della vita. I tassisti hanno
acceso la miccia con il primo sciopero il caro greggio. Lo sciopero
si è esteso alle altre categorie e ha infiammato il paese
intero. Qualcuno mi ha raccontato che il presidente Biya in quei
giorni era a Parigi, a fare shopping con la moglie. Nelle città
principali ci furono scontri con la polizia. Violenze causate dalle
bande. Ci furono morti. Il Governo parlò di 30/40 vittime. Ma
in realtà i morti furono quasi 100. Poi la cosa si è
fermata. “A Douala – racconta Armand – nessuno usciva di casa.
C’erano le bande che saccheggiavano i negozi. Non circolavano né
auto né moto”. Dopo una settimana la situazione è
tornata alla normalità. “I giornalisti alla tv di stato
continuavano a lanciare appelli alla pacificazione. La verità
è che la gente dopo 7 giorni non aveva più cibo nelle
case. Aveva fame. I negozi e i mercati hanno dovuto riaprire”.

Il viaggio fino a Fontem costa
5000 Cfa. Neanche molto considerando la distanza e il tempo. Con me
c’è Armand. Quindi, anche per me, tariffe africane.

Ogni tanto ci sono dei posti di
blocco della polizia. Bisogna dargli dei soldi per poter proseguire.
Gli autisti lo sanno. Il prezzo della corruzione è compreso
nel biglietto. Si fa così. E’ la corruzione diventata sistema
nel Cameroun di mr Biya. Me lo ha spiegato Paul a Douala: “Non è
giusto perché loro sono pagati dallo Stato”. “Forse pagati
troppo poco”, gli ho detto io. “Ma guadagnano sempre di più
– e sono tanti – di quelli che un lavoro non ce l’hanno proprio”.
Aveva ragione Paul. Il poliziotto, divisa verde e basco rosso, saluta
l’autista con un cenno d’intesa e ci fa passare. (5 – segue)

 

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  • edi |

    Pero’ a parte questo vuoi mettere la semplicita’ della vita io da quando sono qui sara’ il cibo locale buonissimo sara’ l’aria non lo so ma non sto prendendo piu’ nulla per la mia gastrite cronica??? i mal di testa sono scomparsi…

  • edi |

    mi trovo in Cameroon in questo momento 15.07.09 sono a kumba sw
    per me è la prima esperienza in africa e devo dire che tutto quello che sopra è scritto è la pura verita giusto ieri sono stato bloccato dalla polizia e per proseguire ho dovuto pagare
    ben 10.000 cfa e mi è andata pure bene perche’ stavo per dargli i documenti ma un mio amico locale mi ha detto di non farlo altrimenti la cosa mi sarebbe costata molto di piu’

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