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L’arresto di Nkunda, generale sanguinario “inviato da Dio”

La cosa strana di questa storia è non tanto che lo abbiano arrestato. Ma che lo abbiano fatto i militari del Rwanda accusato da più parti di sostenere, economicamente e militarmente, le truppe di ribelli del generale Laurent Nkunda (Ascolta l'intervista di RADIO24) che negli ultimi mesi hanno insanguinato la ricca provincia congolese del Nord Kivu. Nkunda si definiva "guardiano della pace", o "inviato da Dio" per salvare i "tutsi" congolesi. In un Paese, il Congo dove convivono da sempre 240 etnie diverse,il generale Nkunda ha cercato di giustificare la sua offensiva contro le truppe (e i civili) congolesi con ragioni etniche.

Ma dietro questo conflitto, è noto, ci sono ragioni economiche e ambizioni politiche. Il controllo di materie prime in una regione ricchissima. Alcuni contratti siglati dal Governo congolese con i cinesi contestati dalle truppe ribelli. Gli appetiti del Rwanda, piccolo paese rispetto al Congo, assetato di materie prime. Cosa è successo? Cosa ha portato all'arresto di Nkunda? È' successo, probabilmente, che la pressione internazionale sul Rwanda è aumentata. La Francia, sotto traccia, ha giocato il ruolo diplomatico più importante: l'arresto di Nkunda era la condizione per superare tutta una serie di contenziosi diplomatici e giudiziari tra il governo Rwandese di Paul Kagame e la Francia. Sarkozy in un suo recente discorso ufficiale ha fatto delle aperture al Rwanda, riconoscendo la leggittimità di alcune richieste in termini di divisione delle ricchezze del Kivu. E' stato accusato  di ingerenze dal Congo per questo: «Sarkozy – scrivevano i giornali di Kinshasa – vuol trasformare il nostro Paese in Medio Oriente». Fino a ieri. Aperture francesi che però, evidentemente, erano legate alla fine del conflitto, alla fine delle schegge impazzite di queste truppe di ribelli che negli ultimi mesi hanno insanguinato la regione, all'arresto di Nkunda. Sul capo di Nkunda incombe dal 2005 un ordine di arresto inrernazionale per crimini di guerra. Human Rights Watch accusa le milizie di Nkunda, con nomi, luoghi e date, di uccisioni, torture, sequestri di bambini, stupri etnici. Più di un milione di persone hanno abbandonato le loro case per sfuggire alle violenze dei ribelli del generale pastore "inviato da Dio" nel Nord Kivu. Nonostante un accordo di pace che ha formalmente messo fine alla guerra civile in Congo nel 2002, e un secondo accordo siglato nel gennaio 2008 per disarmare i gruppi di ribelli, i miliziani di Nkunda non hanno mai abbandonato il campo. L'esercito di Nkunda che conta circa 7mila uomini (e anche tanti bambini soldato, sequestrati dai villaggi) ha messo sotto assedio negli scorsi mesi Goma. La pace non è mai arrivata.

  • Roberto Paolo |

    A quanto sembra il generale Nkunda si trova agli arresti domiciliari nella sua villa di Gisenyi, cittadina sul lago Kivu (in Ruanda) dove vivono da anni la madre e le sorelle. Tutto fa pensare che il suo sia un falso arresto, una forma di protezione per metterlo (temporaneamente?) fuori gioco. In cambio, il Ruanda avrebbe ottenuto dal Congo di far entrare i propri soldati per sgominare le milizie dei genocidiari hutu, che dal 1994 spadroneggiano in Kivu e minacciano il regime di Kigali.Bisogna vedere cosa succederà ora, come procedernno le operazioni militari in Kivu, e quando i militari ruandesi torneranno oltre confine. Non è affatto detto che l’arresto di Nkunda avvii una reale pacificazione della regione.
    P.S. a onor del vero, non mi risulta che Nkunda sia inseguito da un ordine di arresto dell’Onu ma solo di un mandato di cattura della Rdc. Il suo ex vice, Bosco Ntaganda, che è passato ca collaborare con l’esercito regolare di Kinshasa, invece è ricercato dall’onu per crimini di guerra. Non è una questione di secondo piano, e potrebbe essere decisiva per il futuro di Nkunda. Non sembra realistico che il Ruanda consegni il suo ex alleato al Congo. Ma tutto è possibile.

  • martino ghilotti |

    L’ipotesi, da più parti ventilata, di una spartizione del ricchissimo Nord Kivu tra i paesi confinanti, per primo il Rwanda,non è certo molto rispettosa del diritto internazionale ( ma solo di quello del più forte) con le immaginabili conseguenze su altri scacchieri. Se per realismo si deve però accettare una simile soluzione, che almeno la comunità internazionale chieda/imponga al presidente Kagame una reale pacificazione interna con conseguenti aperture sul piano dei diritti e della democrazia reale. Se così non fosse Kigali potrà continuare a prendersi gioco dell’Onu e di quanti altri non sono in grado di risolvere il problema del Nord Kivu (vedi editoriale del The new Times di oggi).

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