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Zimbabwe, summit regionale di 15 Paesi per governo unitario

I 15 leader dell'Africa australe, riuniti in un summit a Pretoria, hanno annunciato per il prossimo 13 febbraio l'insediamento di un governo di unità nazionale nello Zimbabwe. Tuttavia, l'opposizione di Harare, guidata da Morgan Tsvangirai, ha bollato come "malevoli" le dichiarazioni dei leader africani, precisando di non aver ancora avuto risposta alle richieste poste come pregiudiziali per entrare in un governo di coalizione.



Dopo 14 ore di vertice a Pretoria, i nove capi di Stato della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (Sadc) hanno dato lettura di un comunicato in cui si fissa al prossimo 11 febbraio "il giuramento del premier (Tsvangirai) e del vicepremier", dopo il voto in Parlamento, il 5 febbraio, dell'emendamento costituzionale necessario per creare la carica di primo ministro.
Il giuramento del governo è previsto due giorni dopo. Terminata la lettura del comunicato, il Presidente sudafricano Kgalema Motlanthe, attuale presidente di turno della Sadc, ha detto alla stampa che "tutte le parti hanno espresso fiducia nel processo e si sono impegnate ad applicare l'accordo".
Tuttavia, poco dopo un portavoce del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), Nqobizitha Mlilo, ha dichiarato all'Associated Press che "l'Mdc non ha accettato di entrare a far di un governo di unità nazionale" e che i leader del partito si riuniranno venerdì per decidere le prossime iniziative.
L'opposizione ha quindi diffuso una dichiarazione in cui si critica il comunicato della Sadc, sostenendo che "le conclusioni raggiunte non soddisfano le nostre attese". L'opposizione chiede di risolvere alcune questioni prima di entrare in un governo di coalizione con il Presidente Robert Mugabe, mentre il partito di Mugabe e i leader africani ritengono che l'opposizione dovrebbe prima accettare di formare l'esecutivo, quindi risolvere i problemi posti. L'Mdc chiede che gli venga assegnato il ministero dell'Interno e che vengano scarcerati i dissidenti.
La situazione di stallo politico seguita all'accordo di settembre per la creazione di un governo di unità ha aggravato la crisi economica in cui versa da mesi il Paese africano, che oggi registra un'iperinflazione galoppante, un tasso di disoccupazione di oltre l'80% e cinque milioni di persone dipendenti dagli aiuti alimentari internazionali. Il collasso dei servizi sociali ha favorito la diffusione di un'epidemia di colera che, dallo scorso agosto, ha ucciso quasi 3.000 persone.
"Come possiamo accettare di entrare in un governo di unità nazionale quando i problemi non sono stati risolti?", ha detto Mlilo, bollando come "fuorvianti" le parole del presidente sudafricano.