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Zimbabwe, disoccupazione al 94%. Il Governo apre a valute straniere

Nel tentativo disperato di fermare l’iperinflazione arrivata a una percentuale di 231.000.000 %, il Governo dello Zimbabwe ha autorizzato gli uomini di affari a operare con diverse valute sul territorio nazionale, accanto alla valuta locale, il dollaro dello Zimbabwe, che ormai non vale più niente. Lo ha detto il ministro delle Finanze Patrick Chinamasa. Da oggi le valute" accettate" sono il rand sudafricano, il dollaro Usa, il pula del Botswana, l’euro e la sterlina britannica. Intanto il tasso di disoccupazione dello Zimbabwe ha toccato il 94%: su 12 milioni di abitanti, solo 480mila persone hanno un impiego ufficiale.

 E' quanto afferma l'Ufficio Onu per il coordinamento degli Affari umanitari (Ocha).
"Alla fine del 2008 solo il 6% della popolazione era formalmente impiegata, scendendo dal 30% registrato nel 2003 – si legge nel rapporto redatto dall'Ocha – l'indice più ovvio dell'attuale declino è l'incredibile tasso di inflazione". L'ultima stima diffusa lo scorso luglio riferiva di un'inflazione di 231 milioni per cento, ma oggi viene quantificata in miliardi per cento.
L'Ocha ha quindi lanciato un appello da 550 milioni di dollari per sostenere le 35 agenzie che lavorano nel Paese. Sempre oggi, il Programma alimentare mondiale (Pam) ha dichiarato che sono quasi 7 milioni le persone dipendenti dagli aiuti alimentari internazionali, contro i 5,1 milioni stimati lo scorso giugno.
Nel rapporto Ocha si precisa che quasi metà della popolazione urbana dello Zimbabwe dipende dalle rimesse inviate da amici e parenti emigrati all'estero. Si stima siano tre milioni gli zimbabwiani che hanno lasciato il Paese a causa della crisi economica e politica e che oggi consentono alle loro famiglie di sopravvivere. "E' rilevante – si sottolinea nello studio – che nel 2008 le rimesse degli zimbabwiani dai Paesi vicini, Sudafrica, Botswana, Zambia, Namibia e Mozambico, erano sotto forma di cibo e di beni di prima necessità per la famiglia, oltre al denaro".
La crisi non ha risparmiato il settore agricolo, che un tempo rappresentava il 40% dell'economia nazionale, a causa di anni di siccità e della riforma agraria avviata nel 2000 dal governo, per ridistribuire la terra ai neri.