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Somalia, islamico moderato eletto nuovo presidente

Il nuovo presidente della Somalia è un giovane leader islamico moderato: si tratta di Sheikh Sharif Ahmed, che succede ad Abdullahi Yousuf Ahmed. E' stato infatti eletto oggi dal Parlamento Nazionale allargato, per ragioni di sicurezza riunito pero' non a Mogadiscio ma a Gibuti. Sheikh Sharif ha fama di pragmatico, malgrado fosse a suo tempo stato definito un individuo pericoloso, al vertice dei 'Talebani d'Africa': presiedeva infatti 


la famigerata Unione delle Corti Islamiche, le cui milizie nel 2006 dal sud puntarono sulla capitale e ne cacciarono i tradizionali 'signori della guerra', insediandosi al potere per circa sei mesi, prima di essere debellate dalle truppe etiopiche, il cui intervento fu decisivo per il successo delle forze fedeli al fragile governo transitorio. Ex insegnante di geografia formatosi in Sudan e in Libia, sulla quarantina, modi affabili e voce pacata, Sheikh Sharif si era candidato per l'Ars, l'Alleanza per la Nuova Liberazione della Somalia, una cui rappresentanza era stata ammessa per l'occasione a integrare l'assemblea: la sua vittoria sugli altri tredici aspiranti era apparsa scontata in seguito alla rinuncia dopo il primo turno di voto del principale avversario, il premier ad interim Nur Hassan Hussein, il quale aveva riconosciuto la sconfitta e promesso di appoggiare il rivale. Per quest'ultimo e' stato comunque necessario andare al ballottaggio, che ha suggellato i lavori in aula protrattisi fino a notte fonda, contro il generale Masla Mohamed Siad Barre, in precedenza piazzatosi al terzo posto: sospetto trafficante di armi, e' il figlio del defunto dittatore Maxamed Siad Barre, la cui cacciata dal potere nel gennaio '91 fece precipitare il Paese in un totale caos istituzionale, dal quale finora non si e' piu' ripreso.
  Sheikh Ahmed e' prevalso comunque con proporzione schiacciante, vale a dire 293 preferenze contro 126, ed e' stato proclamato capo dello Stato alle 4 del mattino, le 2 italiane, dal responsabile della Commissione Elettorale Presidenziale, Hussein Mohamed Jama, e dal numero uno del Parlamento, Aden Mohamed Nur. In un breve discorso di accettazione, pronunciato con il sorriso sulle labbra e le mani levate al cielo, il neo-presidente si e' impegnato a rientrare subito in patria per dare vita a un esecutivo di unita' nazionale, dalla base la piu' ampia possibile, e soprattutto per porre fine all'interminabile guerra civile che ha finito con il coinvolgere l'intero Corno d'Africa. A parere di molti osservatori, malgrado il suo passato e i quattordici analoghi tentativi andati a vuoto in diciotto anni, potrebbe anche avere successo, grazie alle radici islamiche che lo rendono gradito alla massima parte dei connazionali, e soprattutto dei clan e delle fazioni politiche, all'origine del sostegno accordatogli in sede parlamentare; e alla svolta verso il dialogo che gli ha garantito un'apertura di credito persino da parte dell'Occidente. Costretto due anni fa dagli etiopi ad andare in esilio, si trasferi' prima in Kenya, dove tuttavia fu arrestato, e quindi in Eritrea. Fu ad Asmara che diede vita all'Ars, organizzazione-ombrello che raccoglie molte delle vecchie fazioni integralistiche. Attraverso complessi negoziati, Sheikh Sharif alla fine accetto' di partecipare al processo di riconciliazione, e s'impegno' anche a raggiungere un accordo con il governo provvisorio; a quel punto pero' l'ex fronte delle Corti Islamiche si spezzo' in due tronconi e lui, in particolare, ruppe definitivamente con l'ala militare del movimento, 'al-Shabaab al-Mujaheddin', considerata la testa di ponte di 'al-Qaeda' nel Corno d'Africa, e inserita dagli Stati Uniti nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. Le trattative mediate dall'Onu si erano nel frattempo arenate in un inestricabile groviglio di conflitti di interessi contrapposti, che il 29 dicembre scorso costrinsero il predecessore a rassegnare le dimissioni, e a riparare nello Yemen. (Agi)