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Zimbabwe, Tsvangirai giura da premier. Via al governo di unità

Il leader dell'opposizione in Zimbabwe, Morgan Tsvangirai,

Sharing power in Zimbabwe
giura oggi da primo ministro ma dovrà collaborare con il suo rivale di sempre, il presidente Robert Mugabe, per favorire la ricostruzione di un Paese completamente allo sbando.
Mugabe presterà giuramento davanti al capo dello stato alle 11 locali (le 10 italiane), quindi si rivolgerà ai suoi sostenitori divisi tra la speranza e la paura di vedere il loro leader "oscurato" da Mugabe. Malgrado il profilo basso adottato dal quotidiano di stato The Herald, che si è accontentato di titolare "sull'arrivo di dirigenti" regionali per l'insediamento dell'ex sindicalista, gli analisti hanno sottolineato l'importanza storica dell'evento. "Il giuramento di Tsvangirai simbolizza l'alba di una nuova era per il popolo dello Zimbabwe", ha osservato Daniel Makina, dell'Università del Sudafrica.

La portata delle attese, dopo i mesi di status quo che hanno seguito la firma il 15 settembre di un accordo di condivisione del potere, è emersa dalle dichiarazioni che si sono succedute ieri. L'Unicef ha denunciato un "disastro nazionale" nell'istruzione, con il 94 per cento delle scuole chiuse nelle zone rurali. I docenti, il cui stipendio permette appena do acquistare una mollica di pane, sono inoltre scappati dalle violenze scatenate dal regime dopo la sua sconfitta alle elezioni generali del 29 marzo 2008. Per Oxfam, la priorità va alla "crisi umanitaria". Più della metà degli abitanti sono minacciati dalla carestia e il collasso delle infrastrutture sanitarie ha provocato un'epidemia di colera, che ha provocato la morte di 3.400 persone in cinque mesi. Amnesty International ha chiesto da parte sua la liberazione immediata di una trentina di militanti arrestati da ottobre dalla polizia politica.
La crisi scatenata dalle elezioni del marzo 2008 è precipitata con il crollo di quello che restava di un'economia precedentemente prosperosa. Uno degli uomini chiave del governo, che deve insediarsi venerdì secondo un calendario prefissato, è Tendai Biti, segretario generale del movimento per il cambiamento democratico (Mdc) di Tsvangirai. Al ministero delle finanze, dovrà convincere i donatori internazionali a stanziare i miliardi di dollari di aiuti indispensabili alla ricostruzione. L'Mdc si è a lungo rifiutato di entrare in un governo dove si vedrebbe assegnare un ruolo simbolico, sotto il controllo dell'Unione nazionale africana dello Zimbabwe-Fronte patriottico (Zanu-PF), il partito del presidente. Se l'Mdc si è alla fine piegato di fronte alla pressione regionale, "permane il dubbio sulla realtà del suo potere", ha sottolineato Makina. Tanto più che una prima esperienza di condivisione del potere, negli anni Ottanta, si concluse con l'assorbimento del partito di Joshua Nkomo, avversario di Mugabe al momento dell'adesione all'indipendenza nel 1980, e il massacro di decine di migliaia di Ndebele, l'etnia di Nkomo nel sud del Paese.
Servirà tempo per convincere la Comunità internazionale ad accordare la sua fiducia, ha rimarcato Daniel Silke, un analista sudafricano indipendente. "Questo non è che l'inizio di una strada lunga e difficile", ha spiegato. In caso di impossibilità a lavorare insieme, è stata ventilata la prospettiva di elezioni anticipate. Ma di fatto Mugabe, 85 anni a fine febbraio, resta alla guida di un Paese che amministra con il "pugno di ferro" da 29 anni.