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Chad, fuochi e carbonella vietati per evitare avanzata deserto

Cresce il malcontento a N'Djamena per il divieto imposto dal governo contro l'uso della carbonella, al fine di tutelare le foreste e impedire l'avanzata del deserto. La misura colpisce soprattutto le classi più povere, che non possono permettersi di acquistare gas per gli usi domestici.

"E' stata una decisione troppo brutale! Non si può cambiare abitudini da un giorno all'altro – ha detto alla France presse Brigitte Topinanty Dionadji, consulente del governo – bisogna lottare contro la desertificazione, ma ci sarebbe stato bisogno di campagne di sensibilizzazione, di una transizione. Si tratta di un problema sociale grave. La misura colpisce la gente più povera". Ma le autorità affermano che non c'era tempo da perdere.
"N'Djamena e dintorni si stanno trasformando in un deserto – ha risposto il ministro delle Comunicazioni, Mahamat Hissene – le foreste devono essere salvate. Negli anni '70 avevo piantato eucalipti a Walia e oggi non ce n'è più uno. Da N'Djamena a Massaguet (a 80 chilometri di distanza) non c'è più niente.
Abbiamo avuto tre stagioni senza raccolto".
"Sono 1,5 milione le persone che vivono a N'Djamena – ha aggiunto – tutta questa gente è abituata a mangiare consumando molto carbone". Il divieto di usare la carbonella è stato affiancato da sussidi offerti dal governo per l'acquisto di bottiglie di gas, oggi pari a metà del valore della carbonella.
Tuttavia, le persone più povere non riescono a permettersi questa spesa, secondo Topinanty Dionadji. "Loro acquistano piccole quantità di carbonella per ogni pasto – precisa – vivono alla giornata. Come possono pagare il deposito per una bottiglia di gas per più giorni?".
Da tempo gli esperti denunciano i rischi posti dal consumo di legna e carbonella per la tutela ambientale in Africa. Nel Parco nazionale di Virunga, nella Repubblica democratica del Congo, il commercio illegale di carbonella ha inferto un duro colpo alla foresta, alimentando un'industria da milioni di dollari. Prima del Ciad, anche il Senegal e altri Paesi hanno tentato di bloccarne il consumo, ma ogni tentativo si è rivelato vano. Occorrerà attendere per conoscere il destino dell'iniziativa di N'Djamena.