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Genocidio Darfur: ordine di arresto per presidente Bashir

La Corte penale internazionale (Cpi) ha emesso un ordine d'arresto per il presidente del Sudan, Omar Al Bashir, per crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi in Darfur.    


Bashir-Omar
A decidere la prima incriminazione di un Capo di Stato in carica da parte del tribunale dell'Aja sono stati i giudici della camera preliminare uno. Immediata la replica di Khartoum che ha denunciato un piano di «neocolonialismo» e ha ribadito che Bashir non sarà consegnato. Il consigliere presidenziale, Mustafa Osman Ismail, ha affermato che il suo governo non è sorpreso dalla decisione: «Non vogliono che il Sudan si stabilizzi». E nella capitale sudanese migliaia di persone sono scese in piazza per contestare l'ordine d'arresto.

I giudici hanno lasciato cadere l'accusa di genocidio che era compresa nella richiesta di incriminazione per 10 capitoli (cinque per crimini contro l'umanità, tre per genocidio, due per crimini di guerra) presentata a luglio dal procuratore Luis Moreno-Ocampo. Quest'ultimo ha ricordato che Khartoum è «obbligata dal diritto internazionale a consegnare Bashir»: «Sarà tra due mesi o tra due anni, ma sarà processato».

Darfur-teschi
L'Egitto ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di sospendere il mandato d'arresto. Critica anche la Russia: per l'inviato di Mosca per il Darfur, Mikhail Margelov, si tratta di «una decisione intempestiva» che crea «un precedente pericoloso». Per gli Usa, che pure non hanno firmato il Trattato istitutivo della Cpi, è giusto processare Bashir: «Gli Usa ritengono che chi ha commesso atrocità debba risponderne in tribunale», ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato, Robert Wood. Esultano le organizzazioni per i diritti umani: per Human Rights Watch ora «neppure i presidenti sono garantiti per i loro orribili crimini».
Adesso il timore è che vi siano rappresaglie contro i dipendenti dell'Onu e i caschi blu che operano nel Paese africano, 32 mila persone tra staff locale e stranieri. I 25 mila caschi blu sono schierati in Darfur e nel Sud Sudan. Gli italiani sono 500, di cui 300 a Khartoum.
Bashir è accusato in particolare per il massacro dei civili delle tribù fur, masalit e zagawa che abitano il Darfur con «l'alibi di combattere la ribellione». Si stima che la repressione nella provincia sudanese abbia fatto 300 mila morti e due milioni di sfollati. Bashir già alcuni mesi fa si era rifiutato di consegnare due sospetti di genocidio: il ministro per gli Affari umanitari, Ahmad Harun, e uno dei capi delle feroci milizie filogovernative, i janjaweed, Ali Khashayb.
È la prima volta che un presidente in carica viene incriminato dalla Corte penale internazionale, il primo tribunale creato per giudicare crimini internazionali.

Sudan ordina ritiro Medici senza frontiere. Il governo del Sudan ha ordinato il ritiro di tutti i membri dell'organizzazione umanitaria Medici senza Frontiere che lavorano in Darfur. Secondo quanto reso noto da Msf a Parigi, il governo sudanese ha spiegato che i cooperanti devono lasciare la regione entro oggi per motivi di sicurezza, in seguito all'ordine di arresto emesso dalla Corte Penale internazionale dell'Aja contro il presidente Omar al Bashir.
Msf esprime preoccupazione per la situazione in cui resterà la popolazione del Darfur, ricordando che il gruppo è l'unico a distribuire medicine in diverse zone della regione.

La Lega araba critica il Cpi. Il mandato d'arresto del Tribunale penale internazionale (Cpi) contro il presidente sudanese Omar el Bashir avrebbe "pericolose conseguenze" sulla pace nel Darfur. Lo ha detto la Lega araba in un comunicato diffuso al termine di una riunione dei ministri degli Esteri arabi al Cairo.  "Respingiamo la politica dei due pesi e due misure e le politicizzazioni dei principi della giustizia internazionale", affermano i capi della diplomazia nel comunicato, ribadendo l'opposizione dei Paesi arabi a "tutto ciò che attenta alla loro sovranità e ai simboli dei loro Stati".
Nel suo comunicato, la Lega araba ha inoltre rinnovato la sua richiesta al Consiglio di sicurezza dell'Onu di "rinviare tutte le decisioni del Cpi al fine di dare opportunità agli sforzi di pace". Da mesi, la Lega araba e l'Unione africana reclamano la sospensione per un anno di tutte le decisioni del Cpi. Sempre oggi il procuratore della Corte penale internazionale, Luis Moreno-Ocampo, ha dichiarato che esistono "prove pesanti" contro Bashir.

Bashir brucia il fantoccio di Ocampo. L'ordine di arresto possono mangiarselo. Il presidente sudanese, da parte sua, ha avvertito che una decisione del Cpi contro di lui non avrebbe "alcun valore". "Non varrà neanche l'inchiostro con il quale è stata scritta", ha detto, nel corso dell'inaugurazione di una grande diga a Meroe, 500 chilometri a nord di Khartoum. «Che si preparino pure…l'ordine di arresto possono benissimo mangiarselo».
Il presidente ha parlato ad una folla di cittadini che lo festeggiava con musica, danze e confetti lanciati in aria a Meroe, nel Sudan del nord, durante una cerimonia per l'inaugurazione di una grande diga idroelettrica costruita con capitali cinesi e sudanesi. Mentre Bashir parlava la folla ha innalzato un pupazzo con le sembianze del procuratore generale presso la Cpi, Luis Moreno Ocampo – il magistrato che ha chiesto la sua incriminazione – che poi è stato bruciato. «Loro vogliono che ci preoccupiamo delle loro questioni, delle loro accuse – ha proseguito il presidente con riferimento agli inquirenti internazionali – noi vogliamo dire alla gente: non siate preoccupati di queste decisioni. Noi vogliamo la risposta». La risposta, ha detto, è lo sviluppo sudanese, per il quale ha annunciato una serie di progetti da realizzare, inclusa altre dighe, autostrade e grandi coltivazioni di grano.